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Implantologia: domande e risposte

A colloquio con il dottor Francesco Rossani
a cura di Valeria Abate

Video di un intervento di implantologia con aumento mini-invasivo di osso. A cura del dr. Francesco Rossani

D – Che cos’è un impianto?

R – Un impianto è una vite in titanio che funge da nuova radice in sostituzione di un dente non più presente.

D – Viene quindi inserito nell’osso?

R – Sì, viene inserito nell’osso.

D – I denti mancanti non possono essere sostituiti con dei ponti fissi, anziché ricorrere alla chirurgia?

R – Sì, ma ciò comporta diversi svantaggi. Innanzi tutto, non sempre sono disponibili denti naturali in numero sufficiente da fare da supporto al ponte. In secondo luogo, per poter eseguire un ponte i denti naturali, anche se sani, devono essere limati e ciò comporta un sacrificio biologico non sempre accettabile.

D – Se l’impianto sostituisce la radice, che cosa sostituisce la corona del dente perso?

R – Una corona in titanio-ceramica, avente l’aspetto e la funzione di un dente naturale, che viene fissata all’impianto sottostante.

D – Gli interventi di implantologia sono dolorosi?

R – No, non lo sono affatto. Vengono eseguiti in anestesia locale e spesso i pazienti si stupiscono di quanto sia indolore non solo l’intervento, ma anche il recupero postoperatorio. Di solito è possibile riprendere le normali attività il giorno stesso, magari evitando attività fisiche impegnative (niente kickboxing!).

D – Quando torna a casa, il paziente che cosa si vede in bocca?

R – Di routine, solo qualche punto di sutura. Gli impianti, infatti, hanno bisogno di un certo periodo, che varia dai 3 ai 6 mesi, per poter essere integrati nell’osso ricevente. Durante il periodo di guarigione, è come se il paziente non avesse mai subito alcun intervento: tolti i punti, la gengiva riprende il suo aspetto originario. In attesa di poter montare la corona protesica, se la zona ha un’importanza estetica, viene applicato un provvisorio rimovibile.

D – Quindi, quando si tratta di montare la corona definitiva, bisogna riaprire la gengiva?

R – Sempre secondo routine, sì. Ma si tratta di un’operazione della durata di qualche minuto, totalmente indolore e che non lascia nessun segno: dopo la riapertura di un opercolo di qualche millimetro quadrato, si avvita sull’impianto una vite chiamata, non a caso, vite di guarigione, che ha lo scopo di far guarire in maniera ottimale i tessuti. Il paziente torna a casa senza dolore e senza sanguinamento.

D – Gli impianti possono dare rigetto?

R – No. Gli impianti sono costruiti integralmente in titanio, un metallo totalmente biocompatibile. La superficie degli impianti è trattata in modo che le cellule dell’osso possano letteralmente crescervi addosso, dando origine alla osteointegrazione, ovvero il saldo legame tra l’osso ricevente e l’impianto artificiale.

D – Se un paziente ha molta fretta, è possibile montare subito delle corone sugli impianti?

R – Sì, ma solo in casi molto selezionati. Lo studio di un caso implantare è un momento delicato che richiede esperienza e precisione; sta al medico stabilire le varie opzioni possibili e concordare il da farsi con il paziente.

D – Tutti i pazienti sono idonei all’intervento?

R – No, ci sono dei requisiti da rispettare. Innanzi tutto deve essere presente osso a sufficienza. Esistono delle tecniche chirurgiche per l’aumento della quantità di osso, ma ci sono dei minimi al di sotto dei quali il rapporto costo/beneficio non è più vantaggioso. Inoltre è importantissima la motivazione del paziente, che deve impegnarsi a non fumare e a mantenere un’igiene scrupolosissima. Un intervento eseguito alla perfezione può fallire in pochi mesi per incuria da parte del paziente. Infine ci sono dei fattori prettamente medici che devono essere presi in considerazione nello studio del caso (diabete, osteoporosi).

D – E’ vero che prima di affrontare l’intervento bisogna sottoporsi a una TAC?

R – Non sempre; alcuni casi possono essere pianificati con una semplice ortopanoramica o con una radiografia endorale digitale. Spesso però il medico richiederà un esame di tipo  Dentascan, che in effetti è un tipo di TAC specifico per la chirurgia orale. Il vantaggio di questo esame è di permettere uno studio tridimensionale dell’anatomia individuale del paziente.

D – Ci sono cose che possono andare storte durante l’intervento?

R – Come ogni atto medico, sono possibili delle complicazioni, che molto raramente sfociano in problemi seri. La complicazione più frequente, sia pure relativamente rara, è il mancato attecchimento dell’impianto per colpa di batteri che si insediano tra metallo e osso. Proprio per evitare questa evenienza l’intervento viene svolto in un allestimento simile a quello di una sala operatoria ospedaliera, dove ogni superficie di lavoro è sterile. Qualora l’impianto fallisse, tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi è sufficiente sostituirlo per ottenere il successo della terapia.

Sbiancamento dentale: domande e risposte

D – E’ possibile sbiancare efficacemente i denti?

R – Sì, oggi sono disponibili prodotti estremamente efficaci con cui è possibile sbiancare i denti con un effetto molto naturale.

D – Tutti possono sottoporsi al trattamento?

R – No. Tutti i prodotti sbiancanti sono efficaci solo sui denti naturali intatti, cioè che siano sani e privi di otturazioni o corone (“capsule”, N.d.R.). Per valutare l’indicazione di un trattamento sbiancante è indispensabile la valutazione da parte del medico.

D – Che prodotti vengono utilizzati?

R – Tutti gli sbiancanti basano la propria azione sul fenomeno chimico dell’ossidazione. Si tratta quindi di sostanze che liberano ossigeno; l’ossigeno riesce ad attraversare lo smalto dei denti e a distruggere i pigmenti colorati assorbiti nel tempo dalla dentina. E’ importante precisare che il prodotto non è efficace sulle pigmentazioni indotte dal fumo, che sono invece facilmente eliminate dalle procedure di ablazione del tartaro.

Video dimostrativo Metadent White System realizzato con la consulenza del dott. F. Rossani

D – Quali sono i tipi di trattamento disponibili?

R – Trascurando i prodotti da farmacia, che personalmente trovo deludenti, esistono due categorie di prodotti professionali: gli sbiancanti che vengono applicati in studio, sotto controllo medico (i cosiddetti sbiancanti “in office”) e gli sbiancanti per uso domiciliare. Nel primo caso è sufficiente una seduta principale, seguita da un richiamo a distanza di 7-10 giorni, per raggiungere l’effetto desiderato. Nel caso dello sbiancamento domiciliare, alla prima seduta il medico rileva un’impronta sulla base della quale il laboratorio odontotecnico realizzerà una “mascherina” personalizzata in plastica morbida. Il medico consegnerà al paziente un kit contenente il gel sbiancante che dovrà essere applicato quotidianamente nella mascherina e con essa inserito sui denti. La procedura dura complessivamente tre settimane. E’ indicata  per chi desidera una estrema gradualità del risultato.

D – Si tratta di trattamenti dolorosi?

R – No. E’ possibile un lieve aumento della sensibilità al caldo e al freddo in concomitanza con il trattamento, per cui spesso si associa allo sbiancamento una terapia desensibilizzante.

D – Ci sono particolari cautele da osservare?

R – A ridosso del trattamento è bene evitare di assumere le sostanze particolarmente coloranti: caffè, tè, vino rosso, barbabietole rosse, eccetera. Oltre, naturalmente, il fumo di sigaretta!

D – Chi fuma può seguire il trattamento?

R – Sì. Ma il risultato rischia di essere presto offuscato dal progressivo depositarsi di catrame e altre sostanze coloranti sulle superfici dei denti.

D – Quanto dura il risultato?

R – Il risultato viene considerato semipermanente. Non si torna quai mai al colore originario: i denti rimangono sempre più chiari. E’ normale avere un po’ di recidiva nel corso del tempo, per cui si consiglia di effettuare dei richiami ogni tanto. Ad ogni modo, la durata dell’effetto è strettamente legata alle abitudini di vita. Consumare molto caffè e molte bevande acide e fumare sono abitudini destinate a macchiare anzitempo il nostro sorriso.

D – E i prodotti “da farmacia”? Funzionano?

R – I prodotti sbiancanti in libera vendita al pubblico hanno concentrazioni di principio ossidante piuttosto basse per motivi di sicurezza. Per la stessa ragione, i risultati sono modesti e di breve durata.