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Crediamo che benessere e trattamenti clinici possano andare d’accordo. Crediamo nella semplicità e nell’efficacia. Ma, soprattutto, crediamo nel rapporto tra medico e paziente. Qui non lavoriamo su di te, ma con te e per te. Insieme, formiamo una squadra che condivide lo stesso obiettivo: il tuo star bene. E’ per questo che i nostri pazienti sono i nostri più grandi alleati.

Siamo convenzionati, direttamente o indirettamente, con molti fondi sanitari o enti previdenziali.

  • Unisalute – Fondo Est (per i dipendenti con il CCNL commercio, turismo e servizi) – vai alla guida – Attenzione – Convenzione diretta inattiva dal 1/1/2018
  • Prontocare – Convenzione attiva – vai alla guida
  • Previmedical – Attiva Convenzione Rimborsale se prevista dal piano dell’assicurato
  • RBM: Attiva solo Convenzione Rimborsale se prevista dal piano dell’assicurato
  • Fasdac – Convenzione rimborsuale attiva
  • Fasi – Convenzione rimborsuale attiva
  • Quas – Convenzione rimborsuale attiva
  • Cral Avvocativai al sito
  • ADAE – Associazione Dipendenti Agenzia delle Entrate – vai al sito
  • Carta Giovanivai al sito
  • Ad Spem – Associazione Donatori Sangue e Problemi Ematologici

 

Info & contatti

Rispondiamo al numero 068861845, dal lunedì al sabato, dalle 09.00 alle 19.00.

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Testimonianze

Temevo che smettere sarebbe stato difficilissimo, ma i giorni dopo il trattamento con l’ipnosi mi hanno stupito. Non mi sentivo nervosa, anzi! Sono davvero contenta e ringrazio il dottor Rossani per avermi restituito la libertà da questo brutto vizio. (Elisabetta, 42 anni)

Ho fatto una sola seduta di ipnosi. E’ stata un’esperienza piacevolissima e mi sono sentito da subito così bene e così soddisfatto di essere già un non-fumatore che… non ho mai più toccato una sigaretta! Arrivato a casa ho buttato i pacchetti che avevo e non li ho più ricomprati. (Tommaso, 51 anni)

Voglio raccontare la mia esperienza. Devo dire che ero scettica e infatti al primo incontro il dottore non ha voluto praticare subito l’ipnosi. Abbiamo avuto un lungo colloquio e mi ha spiegato (con tanta, tanta pazienza!) che molte idee che avevo sul fumo erano completamente sbagliate! Alla fine mi ha chiesto se volevo davvero smettere o no. Non sono stata capace di rispondere! Me ne sono tornata a casa un po’ abbattuta, mi sentivo un senso di sconfitta. Ci ho pensato e ripensato, poi sono tornata dal dottore dopo qualche giorno e glio ho detto che sì, VOLEVO smettere di fumare. Abbiamo fatto l’ipnosi (che è una esperienza gradevole, non fa per nulla paura) e sono uscita che mi sembrava di non avere mai fumato. Da quel giorno, sono e mi sento una non fumatrice al 100%. Grazie. Spero che questa mia testimonianza possa aiutare altri a uscire dal tunnel! (Mariagrazia, 34 anni)

Una mia amica mi aveva parlato dell’ipnosi per smettere di fumare e avevo pensato “che paura!” Quando sono rimasta incinta ho deciso che dovevo trovare il modo di smettere… e ho provato di tutto (magnetini, cerotti, agopuntura)… Sembrava funzionare lì per lì ma dopo qualche giorno (o qualche ora) ricominciavo tra i sensi di colpa. La mia amica mi ha riparlato dell’ipnosi e su internet ho trovato il sito di questo studio. Il colloquio mi ha fatto una buona impressione perché mi ha molto tranquillizzato sull’ipnosi. Poi la seduta vera e propria è stata interessante ed è successo un fatto per me strano (ma il dottore mi ha detto che è normale e succede nella maggior parte delle persone): il tempo è sembrato volare! Pensavo che fosse finito tutto dopo un quarto d’ora e quando ho guardato l’orologio mi è preso un colpo! Comuqnue l’effetto è stato molto buono. Confesso di aver avuto qualche tentazione il giorno dopo ma non è stato insopportabile come invece temevo. Poi non ho letteralmente più pensato alle sigarette e ora è più di un anno che sono una non fumatrice. (Annamaria, 44 anni)

Mi aggiungo volentieri alla squadra degli ex fumatori anzi, come dite voi, dei non fumatori! Grazie a tutto il personale dello studio e soprattutto al Doc!! (Giulia C., 32 anni)

La malattia parodontale e i test genetici

La malattia parodontale  è una degenerazione dei tessuti di sostegno dei denti. Tale malattia un tempo si chiamava piorrea, e con tale nome continua ad essere identificata da molti pazienti. La causa di tale degenerazione è costituita dall’accumulo di batteri anaerobi al di sotto del solco gengivale; la proliferazione batterica causa la distruzione delle fibre collagene che formano il legamento parodontale (ovvero il legamento che unisce la radice dentale all’osso) e, al progredire della malattia, la distruzione dell’osso di sostegno. Il risultato è la progressiva mobilità dei denti e, alla fine, la loro perdita.

La prima manifestazione clinica della malattia parodontale, osservabile direttamente dal paziente, è in genere il sanguinamento gengivale spontaneo o allo spazzolamento.

La  perdita volumetrica delle papille, la recessione gengivale, un cambiamento, anche se lento e modesto, di posizione dei denti sono segni di malattia parodontale di media gravità.

Una maggiore velocità di spostamento dei denti, con mobilità percepita dal paziente come anomala, e l’apertura repentina di spazi interdentali fino allo sventagliamento dei denti frontali sono indice di malattia parodontale in fase avanzata. L‘alitosi è un’altra fastidiosa conseguenza della malattia parodontale.

L’assenza di un’efficace terapia o la presenza di una patologia refrattaria (che rappresenta circa il 6% dei casi) porta inevitabilmente alla perdita dei denti colpiti.

L’assenza di una corretta diagnosi in fase precoce della malattia parodontale produce quindi, oltre a danni anatomici e funzionali, anche importanti danni estetici spesso di difficile o impossibile risoluzione.

Un mancato trattamento della malattia parodontale in fase precoce aumenta enormemente il rischio di dover eseguire terapie più invasive e costose, come quelle implantoprotesiche, e di conseguenza incrementa il costo biologico ed economico per il paziente.

Studi recenti stimano infatti che nel 25% dei casi essa abbia andamento più o meno rapidamente distruttivo ed altamente invalidante.
Secondo i dati pubblicati dalla SIDP nel 2003, emerge che in Italia il 60% degli adulti sia affetto da vari gradi di malattia parodontale, di cui il 10-14% in forma grave ed avanzata. L’aumento dell’incidenza è drastico nella fascia di età tra i 35 ed i 44 anni.  Secondo le ultime evidenze scientifiche, la parodontite inoltre costituisce un fattore di rischio per l’inizio e lo sviluppo di importanti patologie sistemiche.
L’elevata concentrazione di batteri patogeni nelle lesioni parodontali provoca episodi di batteriemia ed immissione in circolo di tossine, collegabili all’inizio ed alla progressione di importanti patologie sistemiche: malattie respiratorie, cardiovascolari, contaminazione batterica valvolare e delle placche ateromatose (Seymour G.J. et al. 2007). E’ inoltre dimostrata l’esistenza di un legame bidirezionale con il diabete mellito (forte predisposizione del diabetico alla malattia parodontale e maggiore difficoltà del controllo metabolico glicemico qualora essa non sia trattata (Lamster I.B. et al. 2008). Anche il filtro placentare può essere bypassato con conseguente aumento dei mediatori responsabili del parto prematuro e possibilità di nascite sottopeso (Marakoglu I. et al. 2008).

TUTTO QUESTO PUO’ ESSERE EVITATO.

La letteratura recente, pur in assenza di valutazioni univoche, ha ormai riconosciuto in alcuni polimorfismi genici un fattore predisponente e/o aggravante nello sviluppo di forme di malattia parodontale ad andamento progressivo e resistenti al trattamento, anche in soggetti che hanno eccellenti abitudini di igiene orale e relativa scarsità di flora batterica patogena. Tra i polimorfismi genici maggiormente associati in letteratura alla patologia parodontale se ne evidenziano alcuni relativi a: IL-1A, IL-1B,IL-1RN, IL-10, IL-6 e COX2.

genetics

IL TEST GENETICO consente di verificare se il paziente è predisposto allo sviluppo di malattia parodontale grave; si tratta di un fondamentale elemento di prevenzione precoce, in modo da programmare unun piano di mantenimento della salute parodontale in grado di controllare il rischio. Il test viene eseguito una volta sola, in quanto l’informazione genetica non si modifica nel corso della vita.

IL TEST MICROBIOLOGICO permette di monitorare la presenza dei ceppi batterici patogeni nelle tasche gengivali; si tratta di un importantissimo strumento di valutazione e di ottimizzazione della terapia in corso, che può quindi essere personalizzata sulle reali esigenze del paziente. Il test tipicamente viene ripetuto ad intervalli minimi di 4 mesi per seguire l’andamento della popolazione batterica.

I TEST GENETICI E MICROBIOLOGICI SONO TOTALMENTE INDOLORI in quanto i prelievi sono superficiali ed incruenti. I campioni vengono inviati al laboratorio BIOMOLECULAR DIAGNOSTIC di Firenze che, a esami ultimati, trasmette online i risultati al medico. Il medico a sua volta informerà il paziente e indicherà il piano di trattamento più opportuno.Three laboratory retorts

Roma, Via Giuseppe Valmarana 16 (zona Nuovo Salario)

APERTI AGOSTO

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