Smetti di fumare con noi

Il nostro metodo inizia a funzionare nel momento in cui prendi una decisione importante: quella di voler smettere di fumare. E’ una decisione apparentemente facile, ma non lo è. Alla domanda “vuoi smettere di fumare?” la maggior parte dei fumatori risponde in maniera evasiva: “sarebbe bello”, “vorrei”, “mio figlio sarebbe contento”, eccetera. Solo chi riesce a dire, senza giri di parole, “sì, voglio smettere di fumare” è pronto per smettere davvero. Guardati allo specchio e prova: se riesci a dirti “voglio smettere di fumare”, puoi passare alla fase 2.

Se hai superato la fase 1, siamo pronti ad aiutarti. Compila il modulo qui sotto. Ti contatteremo e riceverai le istruzioni per un appuntamento presso il nostro Studio, insieme ad un questionario preliminare. Inoltre ti invieremo a casa del materiale di preparazione: una pubblicazione del dott. Rossani sulla dipendenza da fumo e un CD audio con un percorso di autoipnosi.

La seduta di ipnosi sarà personalizzata sul tuo profilo e sarà preceduta da un colloquio. Verranno compilati l’anamnesi ed il consenso informato. L’ipnosi vera e propria avrà una durata tra i 45 e i 60 minuti, al termine dei quali sarai di fatto un non fumatore*. La seduta viene di solito ricordata come un’esperienza molto piacevole.

Dopo la seduta, non sarà richiesta una particolare forza di volontà da parte tua. Tuttavia, nella settimana successiva sarai seguito dai nostri messaggi motivazionali, inviati via SMS o email, che ti terranno compagnia e ti forniranno un sostegno costante. Noterai come in un tempo sorprendentemente breve la sigaretta sarà solo un ricordo sfumato*.

* circa l’80% secondo la letteratura scientifica internazionale.

LINK ESTERNI

INTERVISTA AL DR. ROSSANI SU “LIBERO

INTERVISTA AL DR. ROSSANI SU “IL TEMPO

INTERVISTA AL DR. ROSSANI SU “LEGGO

IPNOSI – WIKIPEDIA

CON L’IPNOSI STOP AL FUMO SENZA INGRASSARE

I VIP CHE HANNO SMESSO DI FUMARE

OBAMA HA SMESSO DI FUMARE

FUMO, GLI SMS AIUTANO A SMETTERE

IL DECALOGO DEL MINISTERO DELLA SALUTE

ELISABETTA CANALIS: COSI’ HO SMESSO DI FUMARE

Ipnosi

Nel nostro studio l’ipnosi viene utilizzata di routine per molte applicazioni: sedazione per ridurre l’ansia, cessazione dal fumo, miglioramento dei comportamenti alimentari sono alcuni esempi. Quali sono i vantaggi dell’ipnosi applicata in uno studio odontoiatrico? Eccone alcuni…

  • Sotto ipnosi si può alleviare o dissolvere l’ansia senza ricorrere a farmaci.
  • L’effetto sedativo dura il tempo che serve, senza alterare la capacità di guidare o di lavorare.
  • Il tempo percepito dal paziente sotto ipnosi è circa la metà di quello reale.
  • L’ipnosi è estremamente rilassante e di solito ci si “sveglia” più riposati di prima.
  • Con l’ipnosi un fumatore moderato può smettere di fumare in una seduta, senza particolare sforzo.
  • Con l’ipnosi un forte fumatore può smettere di fumare in un paio di sedute.
  • Con l’ipnosi è più facile osservare una dieta.

Nella progettazione delle nuove unità cliniche l’ambiente di lavoro è stato disegnato per garantire un’atmosfera rilassante e predisponente all’ipnosi.

La sala 2 in modalità “ipnosi”
La sala 1 in modalità “ipnosi”

Le tecniche di ipnosi utilizzate sono diverse e vengono personalizzate sul singolo paziente; il nostro scopo è fornire un’esperienza “no stress”, della quale conservare un ricordo piacevole.

Associazione Dipendenti Agenzia delle Entrate

Siamo associati e convenzionati con ADAE, Associazione Dipendenti Agenzia delle Entrate, ai cui soci riserviamo un tariffario dedicato consultabile sul sito ufficiale dell’Associazione.

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Sito di ADAE

I bambini e il dentista


I bambini mercitano una vita senza carie e problemi dentali, solo così saranno degli adulti che sorridono alla vita. Il segreto per realizzare questa magia è condensato in un’unica parola: prevenzione.

I bambini devono abituarsi a vedere il dentista come una figura amica, non necessariamente associata a esperienze spiacevoli. In quest’ottica, sono fondamentali tre fattori:

  1. La gradualità. Il bambino deve iniziare il suo rapporto con l’équipe dello studio a piccole dosi, in incontri-gioco durante i quali non vengono svolte manovre prettamente mediche, ma di pura conoscenza. In questa fase si instaura il rapporto di fiducia e simpatia che permetterà, un domani, il sereno svolgersi dell’odontoiatria di routine.
  2. La preparazione dell’équipe medica. Lavorare con i bambini richiede l’applicazione di tecniche efficaci di comunicazione. Il linguaggio deve essere “a misura di bambino”; tecniche di rinforzo positivo, come la mirata distribuzione di piccole ricompense, vengono attentamente utilizzate.
  3. La collaborazione dei genitori. L’interazione dei genitori con l’équipe, di fronte al bambino, deve essere concordata in anticipo per garantire una sinergia di intenti e di comunicazione. La presenza dei genitori durante le sedute deve essere gradualmente decrescente. Organizziamo incontri di preparazione gratuita per i genitori che desiderano approfondire il migliore approccio con il bambino in tema di salute orale. Se desideri partecipare ad un incontro, compila il modulo online.

Trovi tante informazioni utili nei nostri MEDIA. Buona lettura!

Fitness e sorriso

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Se sei attento alla tua forma fisica, probabilmente sei anche attento al tuo sorriso. Un sorriso sano contribuisce ad uno stile di vita equilibrato; situazioni in cui la salute orale è compromessa possono riperquotersi sulla digestione, sul sistema immunitario e influenzare, anche notevolmente, la postura. Cefalee, emicranie, dolori ai muscoli di spalle e collo, alitosi sono alcuni dei disturbi che possono avere origine nella tua bocca. Il tuo centro fitness ha a cuore la tua salute nella sua globalità e per questo ha stipulato una convenzione che ti dà diritto, in quanto associato, ad un trattamento privilegiato presso il nostro studio.  Non trovi il tuo centro fitness nell’elenco qui sotto? Suggeriscigli di attivare la convenzione con noi: è gratis!

ATTIVAZIONE CONVENZIONI FITNESS

tariffario convenzioni

ELENCO STRUTTURE CONVENZIONATE:

  • Scuola di Danza Artétoiles a.s.d. –  www.artetoiles.net –  via di Casal Boccone 102 /b

La malattia parodontale e i test genetici

La malattia parodontale  è una degenerazione dei tessuti di sostegno dei denti. Tale malattia un tempo si chiamava piorrea, e con tale nome continua ad essere identificata da molti pazienti. La causa di tale degenerazione è costituita dall’accumulo di batteri anaerobi al di sotto del solco gengivale; la proliferazione batterica causa la distruzione delle fibre collagene che formano il legamento parodontale (ovvero il legamento che unisce la radice dentale all’osso) e, al progredire della malattia, la distruzione dell’osso di sostegno. Il risultato è la progressiva mobilità dei denti e, alla fine, la loro perdita.

La prima manifestazione clinica della malattia parodontale, osservabile direttamente dal paziente, è in genere il sanguinamento gengivale spontaneo o allo spazzolamento.

La  perdita volumetrica delle papille, la recessione gengivale, un cambiamento, anche se lento e modesto, di posizione dei denti sono segni di malattia parodontale di media gravità.

Una maggiore velocità di spostamento dei denti, con mobilità percepita dal paziente come anomala, e l’apertura repentina di spazi interdentali fino allo sventagliamento dei denti frontali sono indice di malattia parodontale in fase avanzata. L‘alitosi è un’altra fastidiosa conseguenza della malattia parodontale.

L’assenza di un’efficace terapia o la presenza di una patologia refrattaria (che rappresenta circa il 6% dei casi) porta inevitabilmente alla perdita dei denti colpiti.

L’assenza di una corretta diagnosi in fase precoce della malattia parodontale produce quindi, oltre a danni anatomici e funzionali, anche importanti danni estetici spesso di difficile o impossibile risoluzione.

Un mancato trattamento della malattia parodontale in fase precoce aumenta enormemente il rischio di dover eseguire terapie più invasive e costose, come quelle implantoprotesiche, e di conseguenza incrementa il costo biologico ed economico per il paziente.

Studi recenti stimano infatti che nel 25% dei casi essa abbia andamento più o meno rapidamente distruttivo ed altamente invalidante.
Secondo i dati pubblicati dalla SIDP nel 2003, emerge che in Italia il 60% degli adulti sia affetto da vari gradi di malattia parodontale, di cui il 10-14% in forma grave ed avanzata. L’aumento dell’incidenza è drastico nella fascia di età tra i 35 ed i 44 anni.  Secondo le ultime evidenze scientifiche, la parodontite inoltre costituisce un fattore di rischio per l’inizio e lo sviluppo di importanti patologie sistemiche.
L’elevata concentrazione di batteri patogeni nelle lesioni parodontali provoca episodi di batteriemia ed immissione in circolo di tossine, collegabili all’inizio ed alla progressione di importanti patologie sistemiche: malattie respiratorie, cardiovascolari, contaminazione batterica valvolare e delle placche ateromatose (Seymour G.J. et al. 2007). E’ inoltre dimostrata l’esistenza di un legame bidirezionale con il diabete mellito (forte predisposizione del diabetico alla malattia parodontale e maggiore difficoltà del controllo metabolico glicemico qualora essa non sia trattata (Lamster I.B. et al. 2008). Anche il filtro placentare può essere bypassato con conseguente aumento dei mediatori responsabili del parto prematuro e possibilità di nascite sottopeso (Marakoglu I. et al. 2008).

TUTTO QUESTO PUO’ ESSERE EVITATO.

La letteratura recente, pur in assenza di valutazioni univoche, ha ormai riconosciuto in alcuni polimorfismi genici un fattore predisponente e/o aggravante nello sviluppo di forme di malattia parodontale ad andamento progressivo e resistenti al trattamento, anche in soggetti che hanno eccellenti abitudini di igiene orale e relativa scarsità di flora batterica patogena. Tra i polimorfismi genici maggiormente associati in letteratura alla patologia parodontale se ne evidenziano alcuni relativi a: IL-1A, IL-1B,IL-1RN, IL-10, IL-6 e COX2.

genetics

IL TEST GENETICO consente di verificare se il paziente è predisposto allo sviluppo di malattia parodontale grave; si tratta di un fondamentale elemento di prevenzione precoce, in modo da programmare unun piano di mantenimento della salute parodontale in grado di controllare il rischio. Il test viene eseguito una volta sola, in quanto l’informazione genetica non si modifica nel corso della vita.

IL TEST MICROBIOLOGICO permette di monitorare la presenza dei ceppi batterici patogeni nelle tasche gengivali; si tratta di un importantissimo strumento di valutazione e di ottimizzazione della terapia in corso, che può quindi essere personalizzata sulle reali esigenze del paziente. Il test tipicamente viene ripetuto ad intervalli minimi di 4 mesi per seguire l’andamento della popolazione batterica.

I TEST GENETICI E MICROBIOLOGICI SONO TOTALMENTE INDOLORI in quanto i prelievi sono superficiali ed incruenti. I campioni vengono inviati al laboratorio BIOMOLECULAR DIAGNOSTIC di Firenze che, a esami ultimati, trasmette online i risultati al medico. Il medico a sua volta informerà il paziente e indicherà il piano di trattamento più opportuno.Three laboratory retorts

ZEROCARIE

Dire addio a carie, estrazioni, anestesie e cure costose è il sogno di tutti i pazienti. Ed è il sogno di alcuni dentisti; perlomeno è il nostro sogno. Vorremmo pazienti in perfetta salute orale e limitare la nostra assistenza al mantenimento di questa condizione.

Utopia? NO! E’ UN SOGNO REALIZZABILE AL 100%!

La “bacchetta magica” per realizzarlo esiste e funziona: si chiama prevenzione. Finora, in Italia, la prevenzione è poco diffusa. Manca l’informazione e la volontà di proporla da parte di molti medici. Noi, invece, che facciamo della prevenzione la nostra bandiera, abbiamo lanciato il progetto ZEROCARIE.

Vi presentiamo due famiglie:

famiglie

Queste due famiglie sono molto simili:

entrambi i genitori lavorano e i due figli sono in età scolare.

Queste due famiglie sono molto diverse:

  • I signori Bianchi ricorrono al dentista solo “quando serve”, ovvero quando fa male un dente o qualche vecchia otturazione si rompe. I signori Bianchi sono terrorizzati sia dalle cure odontoiatriche sia dalle spese che comportano. Ogni volta che un membro della famiglia si fa visitare, il dentista riscontra la necessità di effettuare altre cure, oltre a quella d’urgenza. I signori Bianchi sono persuasi che il dentista sia troppo “allarmista” e, non volendo affrontare la spesa di cure supplementari, risolta l’urgenza interrompono le cure. Ogni tanto, però, accade che si rendano davvero necessarie cure importanti e costose; a malincuore, i signori Bianchi devono tornare dal dentista.
  • I signori Verdi hanno scelto di proteggersi con ZEROCARIE. Lo studio dentistico provvede a valutare lo stato di salute orale di ciascun familiare e sviluppa un piano di prevenzione specifico. I signori Verdi sono sereni: non dovranno far altro che mantenere una buona igiene orale, secondo le istruzioni fornite dal personale, e presentarsi agli appuntamenti di controllo e profilassi. Se anche dovessero svilupparsi nuove carie, saranno trattate in fase iniziale e a COSTO ZERO. I signori Verdi dormono sonni tranquilli: sanno esattamente quanto spenderanno annualmente per la salute orale della famiglia (molto meno dei signori Bianchi!) e sanno che non dovranno affrontare spiacevoli sorprese.

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Otturazioni dentarie: quanto durano?

Per determinare la reale durata dei diversi tipi di otturazione, alcuni ricercatori britannici hanno riunito la più grande quantità di dati finora utilizzata a questo scopo delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale in due regioni della Gran Bretagna: Galles e Inghilterra. I risultati, pubblicati recentemente dal British Dental Journal, forniscono una stima accurata della longevità delle otturazioni, su cui i professionisti possono basare le proprie decisioni. “Dall’analisi della grande quantità di dati disponibile è emerso che le otturazioni in amalgama e realizzate su una singola superficie hanno una durata maggiore rispetto a tutte le altre tipologie: infatti  il 58% di esse  a 10 anni dalla realizzazione non ha ancora bisogno di sostituzione o di ulteriori interventi” spiega Trevor Burke, docente di cure primarie odontoiatriche presso la University of Birmingham School of Dentistry, in Gran Bretagna. “Un buon risultato, però, è ottenuto anche dalle otturazioni in amalgama più ampie, come le mesio-occluso-distali: tra queste, infatti, il 43% ha una tenuta perfetta a 10 anni dalla realizzazione. Tra le otturazioni in cemento vetroionomerico, generalmente utilizzate per le cavità di V classe (le otturazioni al colletto, N.d.R.) , solo il 38% sopravvive a 10 anni mentre una durata intermedia è stata riscontrata per le otturazioni in composito, prevalentemente utilizzate per le cavità di classe II e IV. Poiché questi ultimi tipi di otturazioni non sono eseguiti su grandi cavità in denti posteriori che sopportano carichi maggiori, è lecito pensare che la loro durata sarebbe ancora inferiore nel caso venissero utilizzate dove oggi il sistema sanitario nazionale (britannico) consente di seguire esclusivamente otturazioni in amalgama.

Le otturazioni ancora integre a 10 anni possono naturalmente durare anche più a lungo, ma le stime attuali si fermano qui perché non è semplice seguire un grande numero di persone per un periodo ancora più esteso.” Per dare un’idea dell’ampiezza dei dati da cui nascono queste valutazioni, e da cui deriva anche la loro affidabilità, basti sapere che raccolgono tutte le prestazioni odontoiatriche di 80.000 pazienti adulti tra cui 503.965 otturazioni realizzate in un periodo di 11 anni per il 1991 e il 2001. L’analisi dei dati ha fornito anche informazioni riguardanti direttamente gli odontoiatri, per esempio il fatto che le otturazioni realizzate da professionisti giovani tendono ad essere più longeve rispetto a quelle dei più anziani. “Non è facile trovare una spiegazione a questo dato, ma pensiamo sia logico ritenere che gli odontoiatri che hanno terminato gli studi da poco tempo a disposizione indicazioni strumenti più moderni per intervenire quando necessario nel modo più efficace e realizzare così otturazioni che durano nel lungo periodo” sostiene il docente; “ma tra tutte le considerazioni che si possono ricavare da 11 anni di trattamenti odontoiatrici alla popolazione, crediamo che una delle principali sial il fatto che l’amalgama è ancora oggi il materiale per la cura delle lesioni cariose che maggiormente garantisce una prevedibile e soddisfacente longevità.”

“How long do direct restorations placed within the general dental services in England and Wales survive?” – Br Dent J 2009; 206(1):E2

Stress e malattia parodontale sono collegati?

Il legame tra la malattia parodontale e  stati emozionali negativi come stress e depressione è stato spesso studiato senza riuscire a definire con certezza in quale misura la relazione sia dovuta ai mutamenti fisiologici oppure ai comportamenti che questi stati d’animo portano, come il fatto di trascurare l’igiene orale nei periodi più difficili. Un recente studio statunitense ha evidenzato che gli stati ansiosi e di depressione possono direttamente causare l’infiammazione dell’parodonto. “L’elemento più sorprendente emerso dalla nostra ricerca risiede nel fatto che proprio lo stress e la depressione quotidiani prolungati nel tempo, più che le loro manifestazioni acute, ma di durata limitata, attivano i processi fisiologici che portano all’indebolimento del sistema immunitario,  il quale non riesce più a contrastare efficacemente la proliferazione dei batteri nei tessuti parodontali” afferma Amy Rosania, ricercatrice presso il Dipartimento di psicologia del Bates College di Lewiston negli Stati Uniti. I motivi per i quali questo processo si mette in moto possono essere vari: uno studio di Marcenes del 1992, per esempio, ha dimostrato che lo stress dovuto al lavoro può essere associato alla progressione della malattia parodontale, mentre una ricerca di Arowojolu del 2006 ha evidenziato  che gli studenti universitari nel periodo a ridosso degli esami mostrano livelli di infiammazione parodontale più elevati rispetto ai colleghi che non devono affrontare eventi stressanti.

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Se lo stato di stress o di depressione con le sue implicazioni a livello fisiologico e ormonale si prolunga, si creano le condizioni di sviluppo di un’infiammazione cronica. La ricerca di Rosania, pubblicata on-line  e in attesa di pubblicazione, ha sottoposto a visita odontoiatrica e a test psicologici 45 pazienti parodontali. Dall’analisi dei dati  è emerso che lo stato depressivo è direttamente correlato alla perdita di denti, e che lo stress è legato la perdita di attacco clinico indipendentemente dal fatto che il paziente mantenga un buon livello di igiene orale; questo significa, appunto, che lo stato emotivo di per sé influisce sullo sviluppo dell’infiammazione. Ciò non significa, in ogni caso, che il fatto di trascurare l’igiene orale non abbia a sua volta effetti negativi: stress e depressione portano a ridurre l’uso dello spazzolino e questo non può che aumentare il rischio di sviluppare o cronicizzare la malattia parodontale.

“Stress, depression, cortisol and periodontal desease” J Periodontol 2008 [Epub ahead of print]