Otturazioni dentarie: quanto durano?

Per determinare la reale durata dei diversi tipi di otturazione, alcuni ricercatori britannici hanno riunito la più grande quantità di dati finora utilizzata a questo scopo delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale in due regioni della Gran Bretagna: Galles e Inghilterra. I risultati, pubblicati recentemente dal British Dental Journal, forniscono una stima accurata della longevità delle otturazioni, su cui i professionisti possono basare le proprie decisioni. “Dall’analisi della grande quantità di dati disponibile è emerso che le otturazioni in amalgama e realizzate su una singola superficie hanno una durata maggiore rispetto a tutte le altre tipologie: infatti  il 58% di esse  a 10 anni dalla realizzazione non ha ancora bisogno di sostituzione o di ulteriori interventi” spiega Trevor Burke, docente di cure primarie odontoiatriche presso la University of Birmingham School of Dentistry, in Gran Bretagna. “Un buon risultato, però, è ottenuto anche dalle otturazioni in amalgama più ampie, come le mesio-occluso-distali: tra queste, infatti, il 43% ha una tenuta perfetta a 10 anni dalla realizzazione. Tra le otturazioni in cemento vetroionomerico, generalmente utilizzate per le cavità di V classe (le otturazioni al colletto, N.d.R.) , solo il 38% sopravvive a 10 anni mentre una durata intermedia è stata riscontrata per le otturazioni in composito, prevalentemente utilizzate per le cavità di classe II e IV. Poiché questi ultimi tipi di otturazioni non sono eseguiti su grandi cavità in denti posteriori che sopportano carichi maggiori, è lecito pensare che la loro durata sarebbe ancora inferiore nel caso venissero utilizzate dove oggi il sistema sanitario nazionale (britannico) consente di seguire esclusivamente otturazioni in amalgama.

Le otturazioni ancora integre a 10 anni possono naturalmente durare anche più a lungo, ma le stime attuali si fermano qui perché non è semplice seguire un grande numero di persone per un periodo ancora più esteso.” Per dare un’idea dell’ampiezza dei dati da cui nascono queste valutazioni, e da cui deriva anche la loro affidabilità, basti sapere che raccolgono tutte le prestazioni odontoiatriche di 80.000 pazienti adulti tra cui 503.965 otturazioni realizzate in un periodo di 11 anni per il 1991 e il 2001. L’analisi dei dati ha fornito anche informazioni riguardanti direttamente gli odontoiatri, per esempio il fatto che le otturazioni realizzate da professionisti giovani tendono ad essere più longeve rispetto a quelle dei più anziani. “Non è facile trovare una spiegazione a questo dato, ma pensiamo sia logico ritenere che gli odontoiatri che hanno terminato gli studi da poco tempo a disposizione indicazioni strumenti più moderni per intervenire quando necessario nel modo più efficace e realizzare così otturazioni che durano nel lungo periodo” sostiene il docente; “ma tra tutte le considerazioni che si possono ricavare da 11 anni di trattamenti odontoiatrici alla popolazione, crediamo che una delle principali sial il fatto che l’amalgama è ancora oggi il materiale per la cura delle lesioni cariose che maggiormente garantisce una prevedibile e soddisfacente longevità.”

“How long do direct restorations placed within the general dental services in England and Wales survive?” – Br Dent J 2009; 206(1):E2

tutto sulla carie!

A colloquio con il dott. Francesco Rossani
A cura di Debora De Rossi

D – Che cos’è la carie?

R – La carie è un processo distruttivo che colpisce i tessuti duri del dente, causandone la demineralizzazione e la dissoluzione.

D – Da che cosa è causata la carie?

R – Dai batteri, principalmente lo Streptococcus Mutans, lo Streptococcus Sanguis, lo Streptococcus Salivaris, lo Streptococcus Mitis e i Lactobacilli. Questi ultimi, in presenza di saccarosio, ovvero comune zucchero alimentare, producono il glicano: una sostanza fortemente adesiva che permette agli altri batteri di aderire alle superfici dentarie. L’ammasso di batteri e residui alimentari forma una patina invisibile chiamata placca batterica.

D – Tramite quale meccanismo i batteri provocano la carie?

R – I batteri cariogeni si nutrono del saccarosio che ingeriamo. Sono batteri che ricavano energia fermentando: il sottoprodotto della fermentazione è l’acido lattico. L’accumulo di acido lattico fa aumentare l’acidità dell’ambiente orale. Tale acidità è responsabile della demineralizzazione dell’idrossiapatite, ovvero il cristallo di calcio alla base della struttura minerale dei denti. Una volta che la lesione iniziale è creata, i batteri vi si insediano, trovandovi un habitat ideale. A questo punto iniziano a produrre degli enzimi che contribuiscono a distruggere ulteriormente sia la parte minerale sia quella proteica del dente.

D – La carie può arrestarsi spontaneamente?

R – No. A parte rarissimi casi di carie allo stato iniziale che, grazie alla scrupolosa igiene orale, subiscono un arresto, di norma la lesione ha carattere progressivo.

D – Quali possono essere le conseguenze di una carie non curata?

R – La conseguenza più immediata è la distruzione parziale o totale del dente, che  è accompagnata dal dolore quando la lesione si estende alla prossimità della polpa. Quando la carie invade la polpa può determinarne la necrosi; a questo punto l’infezione può propagarsi attraverso i canali delle radici ed interessare l’osso, generandovi ascessi o infezioni a livello generale.

D – Quali sono i metodi per rendersi conto se si hanno delle carie in corso?

R – L’autodiagnosi non funziona: quando ci si rende conto di avere una carie, di solito il dente è già molto danneggiato. Meglio ricorrere ai controlli periodici dal dentista. Il dentista ha a disposizione diversi sistemi per diagnosticare la carie. Primo tra tutti l’esame obiettivo, ovvero la “visita”. Un occhio esperto è in grado di identificare carie anche in zone nascoste e di difficile accesso. Punti ambigui possono essere ispezionati tramite transilluminazione o sonde laser come il DiagnoDent. L’esame strumentale per eccellenza è costituito dalla radiografia endorale digitale.

D – Ci sono persone più predisposte di altre a sviluppare carie?

R – Sì. Un’azione protettiva “naturale” è costituita dalla saliva e dalle sostanze che contiene (IgA, enzimi come amucina, lisozima e perossidasi). La composizione della saliva è determinata geneticamente e non c’è modo di alterarla artificialmente. Spesso, poi, la “predisposizione” è fortemente influenzata dalle abitudini di vita.

D – Ad esempio?

R – L’igiene orale quotidiana è il più importante fattore di controllo della carie. Il secondo è costituito dalle abitudini alimentari. Nei paesi industrializzati, l’elevato consumo di cibi raffinati, di dolci e di bevande gassate si accompagna ad un’elevata incidenza di carie.

D – Quali sono i cibi maggiormente coinvolti nell’origine della carie?

R – Al primo posto troviamo i monosaccaridi, ovvero gli zuccheri semplici: glucosio, fruttosio, ribosio e mannosio. Il fruttosio è lo zucchero che si trova nella frutta, nel miele e in alcuni ortaggi. Poi abbiamo i disaccaridi, ovvero gli zuccheri complessi. Il disaccaride con cui abbiamo maggior dimestichezza è il saccarosio, ovvero lo zucchero da cucina. E’ in assoluto l’alimento più cariogeno, in quanto viene fermentato dai batteri in circa 30 minuti. Al terzo posto abbiamo gli amidi, che sono pericolosi soprattutto per l’elevata adesività in grado di “cementare” i batteri sui denti. Gli amidi sono contenuti nelle patate, nel riso, nella pasta, nel pane e in tutti i cosiddetti “farinacei”. L’amido contenuto nel pane incide in modo irrilevante nella formazione della carie. I cracker, al contrario, sono molto più pericolosi. Un ulteriore fattore alimentare che contribuisce alla genesi della carie è dato dall’acidità. Alcuni alimenti quali agrumi, mele, yogurt, coca cola, succhi di frutta, aceto e tutto ciò che ha un sapore acidulo, hanno un elevato grado di acidità. La loro assunzione aumenta l’acidità del cavo orale e contribuisce alla demineralizzazione dei denti, sommando la propria azione a quella dei batteri.

D – E proteine e grassi?

R – Sia le proteine sia i grassi hanno un effetto protettivo nei confronti della carie.

D – E’ vero che mangiando un’insalata “ci si pulisce la bocca”?

R – Sì. Le fibre in generale stimolano la masticazione e la salivazione, aiutando quindi la detersione delle superfici dentali. Occhio però a non mettere troppo aceto o limone!

D – A quando un vaccino contro la carie?

R – La questione è delicata. I denti si trovano al di fuori dal sistema immunitario circolante, per cui è improprio parlare di vaccino. La ricerca sta sperimentando ceppi batterici modificati geneticamente, che dovrebbero effettuare una “lotta biologica” a danno dei ceppi dannosi. Siamo ancora lontani da applicazioni utilizzabili nella vita quotidiana, per cui per il momento bisogna ricorrere all’unico “vaccino” anticarie riconosciuto: un’accurata igiene orale e un efficace programma di prevenzione concordato con il proprio dentista.

Ricostruzioni dentarie e otturazioni

A colloquio con il dottor Francesco Rossani
a cura di Giuseppe Ingrassia

D – Quanti materiali per otturazione esistono?

R – I materiali per otturazione definitiva sono quattro: l’amalgama d’argento, la famiglia dei cosiddetti sistemi vetro-ionomerici, le resine composite  e l’oro.

D – L’oro?

R – Sì, oro puro. In realtà non viene quasi più usato perché è di difficile applicazione, è molto costoso ed è di colore giallo, per cui spesso viene rifiutato dal paziente per motivi estetici. Inoltre si presta solo per le otturazioni di dimensioni medio-piccole. Ma quanto a ermeticità, caratteristiche meccaniche  e durata nel tempo, è insuperabile.

D – L’amalgama d’argento è la cosiddetta “piombatura”?

R – Sì, ma non contiene affatto piombo. Si tratta di una lega di argento, mercurio e piccole quantità di altri metalli. Ha il pregio di essere una lega metallica che, dopo la miscelazione, indurisce a freddo, dando luogo ad un’otturazione dalle ottime caratteristiche meccaniche.

D – Spesso si parla di presunta tossicità di questo materiale. E’ vero che rilascia mercurio nell’organismo e che quindi può essere molto nocivo per la salute?

R – No. La letteratura scientifica internazionale ha dimostrato che questo materiale non è tossico e che la quantità di mercurio rilasciata nell’organismo è del tutto trascurabile. Una scatoletta di tonno contiene più mercurio di quello rilasciato in un anno da quattro otturazioni medie. Inoltre, il mercurio assunto cronicamente per ingestione necessita, per essere assorbito dall’organismo, di sostanze leganti dette carriers, presenti in quantità limitata. Ciò vuol dire che, per bassi dosaggi, non è possibile assorbire più di una determinata quantità giornaliera. Diverso è il caso dei vapori di mercurio, che sono in effetti tossici, e che vengono rilasciati durante la lavorazione dell’amalgama. I soggetti più esposti sono, in questo caso, gli odontoiatri. Per tale motivo il materiale viene manipolato seguendo apposite norme di sicurezza. Ad ogni modo, l’amalgama è stato oggetto di progressivo abbandono da parte delle case produttrici per aumentare il mercato dei più remunerativi materiali compositi.

URGENZA

D – Prima ha menzionato i sistemi vetro-ionomerici: che cosa sono?

R – Sono dei materiali raccomandati soprattutto per le otturazioni dei bambini, in quanto rilasciano fluoro e quidni svolgono anche un’azione preventiva nei confronti della carie. Vengono considerate come otturazioni provvisorie a lungo termine, per cui si tende a non mantenerle a tempo indeterminato nell’adulto.

D – E le resine composite?

R – Le resine composite sono materiali estetici, aventi cioè lo stesso colore dei denti. Sono composti da una resina caricata con particelle ceramiche.

D – In quali casi sono indicate?

R – In tutti i casi in cui vi sia un’importante esigenza estetica. Le resine composite di ultima generazione consentono di ricostruire anche denti soggetti a grandi forze masticatorie, come i molari, a patto che il dente non sia troppo distrutto.

D – Una raccomandazione per chi ha qualche dente già otturato?

R – Sì, quella di mantenere scrupolosamente l’igiene orale. Spesso i pazienti tendono a pensare che i denti otturati siano indistruttibili e che non possano cariarsi di nuovo. non è così. Anche un’otturazione eseguita in maniera impeccabile, se trascurata, corre il rischio di lasciar infiltrare una nuova carie tra sé stessa e il dente. Un accurato mantenimento dell’igiene, e ogni tanto qualche visita di controllo, possono scongiurare parecchi guai.