come spazzolare i denti

A colloquio con Monica Belli, igienista dentale
A cura di Fabrizio Loconte

D – Come vanno spazzolati i denti?

R – Occorre spazzolare i denti “dal rosa al bianco” con movimenti in un’unica direzione; lo spazzolino viene posizionato sul confine tra dente e gengiva e con una rotazione del polso manovrato in modo che le setole massaggino le gengive e puliscano la superficie del dente. Questo va fatto all’esterno e all’interno delle arcate dentali. Il secondo consiglio, strettamente legato al primo, è quello di evitare una pressione eccessiva durante l’uso dello spazzolino.

D – Che cosa succede se si spazzolano i denti modo errato?

R – È pratica comune spazzolarsi i denti con movimenti orizzontali, spesso utilizzando molta forza. Questo è sbagliato, prima di tutto perché non garantisce un’igiene efficace, in secondo luogo perchè può recare danni alla gengiva e perfino ai tessuti duri del dente. Nel primo caso, si determina una recessione gengivale che comporta l’esposizione eccessiva del dente. Nel secondo, il colletto del dente (cioè la zona di confine tra dente e gengiva) può presentare graffi e abrasioni arrivando, nei casi più gravi, a progressive perdite di parti del dente.

D – Come orientarsi nella scelta dello spazzolino?

R – Oggi sono disponibili in commercio spazzolini di varie fogge. Gli spazzolini “comuni”, con testina corta (grazie alla quale si possono raggiungere tutte le zone della bocca) e setole medie, sono quelli indicati per l’uso quotidiano. Esistono poi quelli ortodontici, con due file di setole per un’igiene efficiente senza compromettere la stabilità degli attacchi degli apparecchi. Infine gli spazzolini monociuffo: molto utili in caso di sovraffollamento o malposizione dei denti. Sono formati da un unico ciuffo rotondo di setole e risultano efficaci anche per detergere i denti del giudizio, poiché arrivano “più lontano” rispetto ai normali spazzolini. Molto importanti sono gli scovolini interdentali, che servono a pulire le superfici tra dente e dente quando questi non sono a contatto tra loro. Sono composti da due pezzi: un manico e una piccola parte terminale formata da setole, di varia misura e forma, utili anche per l’igiene di manufatti protesici, come i ponti, e gli stessi apparecchi ortodontici.

D – Quando bisogna sotituire lo spazzolino?

R – Quando, guardandolo di fronte, si vede che le setole non sono più dritte, e “sventagliano” all’esterno. In tutti i casi, non si dovrebbe arrivare a tanto: lo spazzolino andrebbe cambiato di norma ogni due mesi, perché lo spazzolamento comporta un deterioramento delle setole e una loro progressiva inefficacia nella rimozione della placca.

D – Quanto è importante il filo interdentale?

R –  Il filo interdentale è un ausilio importante nell’igiene dei denti e, purtroppo, ancora poco considerato dalla maggior parte delle persone. Molti lamentano una sorta di soggezione verso questo strumento, che bisogna solo imparare ad adoperare. Sarebbe più opportuno, almeno all’inizio, evitare il “fai da te” e chiedere al proprio igienista o al dentista quale sia la corretta tecnica di utilizzo. Perché usarlo? Perché consente l’igiene in zone altrimenti non raggiungibili, quali quelle tra dente e dente quando questi sono a contatto: è in questi siti che i batteri, se lasciati indisturbati, proseguono la loro colonizzazione, con accumulo di placca e inizio dell’infiammazione gengivale.

D – Come va usato il filo interdentale?

R – Come già descritto prima, c’è un punto di contatto tra dente e dente, e questo va fatto superare al filo con piccoli movimenti di va e vieni, senza tenderlo o peggio forzarlo verso la gengiva (con il rischio di un passaggio troppo rapido e di un altrettanto rapido “incontro” con la gengiva, spesso causa di lesione della stessa; a questo punto, molte persone abbandonano l’uso del filo). Una volta superato il punto di contatto, si può fare scorrere il filo tra dente e dente, e successivamente , una volta che ci si è abituati ad usarlo, passare ad un più accurato utilizzo sotto il margine gengivale: la manovra è naturale, in quanto la gengiva non è attaccata al dente, ma aderente ad esso e, se si infila delicatamente il filo tra dente e gengiva, esso asporta placca e residui di cibo che lì si trovano anche se ci si è lavati i denti in modo accurato.

D – Gli spazzolini elettrici sono efficaci?

R – Il continuo perfezionamento dei modelli da una parte, e l’avvio di seri studi comparativi dell’efficacia dello spazzolamento manuale rispetto a quello elettrico, rendono questo strumento attualmente affidabile. Gli studi più recenti, infatti, hanno evidenziato non soltanto una buona efficacia per quel che concerne la disgregazione della placca batterica, ma anche e soprattutto una assenza di lesività nei confronti del tessuti gengivali e dello smalto.

D – Come vanno utilizzati gli spazzolini elettrici?

R – Il loro corretto utilizzo è molto importante: non vanno mossi secondo rotazione della mano, come gli spazzolini manuali, bensì appoggiati perpendicolarmente alla superficie del dente, e spostati delicatamente dalla zona del solco gengivale alla sommità del dente stesso.Il resto lo fa la testina dello spazzolino, che lavora compiendo semi-rotazioni e/o movimenti pulsanti. Gli spazzolini più evoluti si bloccano qualora venga esercitata una pressione eccessiva.

D – Come funzionano i colluttori?

R – Sono disponibili colluttori utili solo all’igiene, e altri più terapeutici, con principi attivi, che vengono prescritti in caso di infiammazione gengivale e come trattamento postoperatorio. Il più efficace mezzo antiplacca ad oggi è la clorexidina, presente in commercio in diverse concentrazioni. La clorexidina presenta alcuni effetti collaterali, se utilizzata in modo indiscriminato, tra i quali aumento del tartaro sopragengivale e pigmentazione dei denti: è bene adoperarla dietro prescrizione del dentista o dell’igienista.

D – E i dentifrici?

R – Il dentifricio è una sostanza che si presenta in forma di pasta o gel, il cui compito è quello di facilitare, in sinergia con lo spazzolamento, la rimozione di placca e residui di cibo dai denti. Tutti i dentifrici sono composti da detergenti, aromatizzanti, coloranti, agenti abrasivi: per quanto riguarda quest’ultima voce è bene ricordare che la pasta dentifricia non deve essere troppo abrasiva, deve lisciare la superficie del dente senza però provocare graffi (cosa che a volte avviene in concomitanza con uno spazzolino troppo duro o con una eccessiva pressione mentre ci si lava); inoltre deve avere un buon sapore e non irritare le mucose. Per quanto concerne i detergenti, invece, è importante notare che il sodio lauril solfato, sostanza di comunissimo impiego in molti cosmetici e nei dentifrici al fluoro, inattiva la clorexidina: per fare sciacqui con il colluttorio, è necessario quindi aspettare un po’ di tempo, circa mezz’ora, da quando ci si è lavati i denti.

Sbiancamento dentale: domande e risposte

D – E’ possibile sbiancare efficacemente i denti?

R – Sì, oggi sono disponibili prodotti estremamente efficaci con cui è possibile sbiancare i denti con un effetto molto naturale.

D – Tutti possono sottoporsi al trattamento?

R – No. Tutti i prodotti sbiancanti sono efficaci solo sui denti naturali intatti, cioè che siano sani e privi di otturazioni o corone (“capsule”, N.d.R.). Per valutare l’indicazione di un trattamento sbiancante è indispensabile la valutazione da parte del medico.

D – Che prodotti vengono utilizzati?

R – Tutti gli sbiancanti basano la propria azione sul fenomeno chimico dell’ossidazione. Si tratta quindi di sostanze che liberano ossigeno; l’ossigeno riesce ad attraversare lo smalto dei denti e a distruggere i pigmenti colorati assorbiti nel tempo dalla dentina. E’ importante precisare che il prodotto non è efficace sulle pigmentazioni indotte dal fumo, che sono invece facilmente eliminate dalle procedure di ablazione del tartaro.

Video dimostrativo Metadent White System realizzato con la consulenza del dott. F. Rossani

D – Quali sono i tipi di trattamento disponibili?

R – Trascurando i prodotti da farmacia, che personalmente trovo deludenti, esistono due categorie di prodotti professionali: gli sbiancanti che vengono applicati in studio, sotto controllo medico (i cosiddetti sbiancanti “in office”) e gli sbiancanti per uso domiciliare. Nel primo caso è sufficiente una seduta principale, seguita da un richiamo a distanza di 7-10 giorni, per raggiungere l’effetto desiderato. Nel caso dello sbiancamento domiciliare, alla prima seduta il medico rileva un’impronta sulla base della quale il laboratorio odontotecnico realizzerà una “mascherina” personalizzata in plastica morbida. Il medico consegnerà al paziente un kit contenente il gel sbiancante che dovrà essere applicato quotidianamente nella mascherina e con essa inserito sui denti. La procedura dura complessivamente tre settimane. E’ indicata  per chi desidera una estrema gradualità del risultato.

D – Si tratta di trattamenti dolorosi?

R – No. E’ possibile un lieve aumento della sensibilità al caldo e al freddo in concomitanza con il trattamento, per cui spesso si associa allo sbiancamento una terapia desensibilizzante.

D – Ci sono particolari cautele da osservare?

R – A ridosso del trattamento è bene evitare di assumere le sostanze particolarmente coloranti: caffè, tè, vino rosso, barbabietole rosse, eccetera. Oltre, naturalmente, il fumo di sigaretta!

D – Chi fuma può seguire il trattamento?

R – Sì. Ma il risultato rischia di essere presto offuscato dal progressivo depositarsi di catrame e altre sostanze coloranti sulle superfici dei denti.

D – Quanto dura il risultato?

R – Il risultato viene considerato semipermanente. Non si torna quai mai al colore originario: i denti rimangono sempre più chiari. E’ normale avere un po’ di recidiva nel corso del tempo, per cui si consiglia di effettuare dei richiami ogni tanto. Ad ogni modo, la durata dell’effetto è strettamente legata alle abitudini di vita. Consumare molto caffè e molte bevande acide e fumare sono abitudini destinate a macchiare anzitempo il nostro sorriso.

D – E i prodotti “da farmacia”? Funzionano?

R – I prodotti sbiancanti in libera vendita al pubblico hanno concentrazioni di principio ossidante piuttosto basse per motivi di sicurezza. Per la stessa ragione, i risultati sono modesti e di breve durata.