Bambini dal dentista… Niente paura!

Un tempo il dentista tendeva a trattare adulti e bambini allo stesso modo, senza badare troppo alle enormi differenze psicologiche che separano l’infanzia dall’età adulta.  Per l’adulto,  sottoporsi ad un trattamento (indipendentemente dall’ansia che questo può generare) è una scelta volontaria e consapevole. Per il bambino, invece, qualunque contatto con un medico è di solito un’imposizione da parte dei genitori. Se il bambino associa questa imposizione ad un pericolo (più o meno immaginario), mette in atto comportamenti oppositivi (ad esempio non si vuole sedere, non vuole aprire la bocca,  piange e in generale si oppone con tutte le forze al trattamento), e può persino arrivare a mordere o dimenarsi tanto da rendere necessaria l’interruzione della seduta. Il bambino, insomma, è totalmente disinibito nelle sue manifestazioni istintive e, quando queste hanno luogo, a poco valgono le esortazioni o le minacce. Uno degli elementi che suscitano dibattito è costituito dall’opportunità o meno di far entrare la mamma all’interno dello studio insieme al bambino. Se questa soluzione può apparire al senso comune è la più scontata, la regola che qualunque dentista esperto conosce e invece quell’opposta: il genitore deve rimanere fuori dalla stanza, perché spesso il comportamento del bambino può essere negativamente influenzato dall’accompagnatore, che non è in grado di rassicurarlo psicologicamente.

Innanzitutto occorre avvicinare il bambino al trattamento odontoiatrico in maniera graduale e fare in modo che le prime esperienze con il dentista siano positive. Le prime due o tre visite devono essere prive di qualsiasi dolore, fastidio e di saggio e se possibile devono essere gratificanti e divertenti in modo da trasmettere un messaggio positivo. Se è necessario affrontare il dolore durante una seduta di cura, è fondamentale che tale seduta non sia una delle prime e che la sua durata sia quella minore possibile. La brevità delle visite serve, infatti, ad abituare il piccolo paziente all’ambiente ambulatoriale ed evita lo scatenarsi di reazioni negative incontrollabili. È chiaro che l’approssimarsi progressivo delle sedute più impegnative fastidiose fa sì che si ottenga una certa di sensibilizzazione nei confronti dell’ambiente circostante e del dottore scongiurando così lo scatenarsi di reazioni foniche o disadattati le. Se invece, per assurdo, la prima esperienza con il dottore e violentemente negativa, si crea un condizionamento emotivo negativo del bambino, la cui estinzione non sarà facile in futuro. Quando i bambini sono molto piccoli o intrattabili è spesso necessaria la presenza della mamma durante la visita: anche lei va preparata in modo che sappia come comportarsi per infondere tranquillità. Alla prima visita la mamma si posizionerà in modo visibile dinanzi al bambino seduto alla poltrona e parlerà con il dottore di argomenti positivi e simpatici. Durante la seconda seduta, la mamma assisterà in posizione più defilata, così che il bambino, pur non vedendola direttamente, sappia che è vicina e la senta parlare con il dottore. Nella terza seduta la mamma sarà dietro la poltrona ed il dentista e la sua assistente le faranno frequenti domande di carattere aperto. Solo alla quarta seduta alla mamma, sempre posizionata dietro, verranno poste poche domande di tipo chiuso con risposta è sì o no. In questo modo il bambino si abituerà progressivamente all’assenza della madre.

I principi dell’analisi comportamentale forniscono preziosi consigli su come di instaurare e mantenere il comportamento virtuoso del lavaggio dei denti nei bambini fin dalla più piccola età. Sono due le variabili che regolano il comportamento. La prima è rappresentata dagli stimoli che anticipano e suggeriscono il comportamento stesso e che sono chiamati stimoli antecedenti. Nel caso del lavarsi i denti, i più comuni sono le esortazioni verbali del genitore: andiamo a lavarci i denti o la presenza di uno spazzolino colorato un personaggio dei cartoni animati vicino al lavandino del bagno. Molti genitori, tuttavia, ignorano che tali stimoli antecedenti possono solo evocare un comportamento che è già noto e non hanno il potere di insegnare comportamenti nuovi. L’analisi comportamentale sottolinea che sono gli stimoli conseguenti un certo comportamento che hanno il maggior potere. Dagli stimoli sono detti conseguenze e il loro valore positivo o negativo incide direttamente sull’acquisizione sul mantenimento nel tempo di un comportamento nuovo. Se, ad esempio, vogliamo che nostro figlio si l’ha di denti anche senza continue esortazioni, dovremo far seguire questo comportamento da una conseguenza positiva: vedere un cartone animato, colorare un disegno insieme, fare una partita a carte con la PlayStation insieme a papà, sono tutti esempi di conseguenze positive alle quali accedere una volta terminata l’azione del lavare i denti. L’analisi comportamentale definisce tecnicamente e rinforzo positivo questo incentivo e sottolinea la necessità del suo stretto legame temporale con il comportamento da sostenere: uno stimolo gratificante che deve arrivare immediatamente in tempi davvero brevi dopo il comportamento svolto in maniera corretta. Con questo metodo si può insegnare ai nostri figli qualunque comportamento: da lavarsi i denti, a studiare, a tenere in ordine la camera, a sentirsi gratificati per il loro agire. Esiste una regola empirica denominata 80-20. Su 10 conseguenze date, almeno otto dovrebbero essere di carattere positivo e conseguenti a comportamenti corretti, e al massimo due punizioni per azioni sbagliate.

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Stress e malattia parodontale sono collegati?

Il legame tra la malattia parodontale e  stati emozionali negativi come stress e depressione è stato spesso studiato senza riuscire a definire con certezza in quale misura la relazione sia dovuta ai mutamenti fisiologici oppure ai comportamenti che questi stati d’animo portano, come il fatto di trascurare l’igiene orale nei periodi più difficili. Un recente studio statunitense ha evidenzato che gli stati ansiosi e di depressione possono direttamente causare l’infiammazione dell’parodonto. “L’elemento più sorprendente emerso dalla nostra ricerca risiede nel fatto che proprio lo stress e la depressione quotidiani prolungati nel tempo, più che le loro manifestazioni acute, ma di durata limitata, attivano i processi fisiologici che portano all’indebolimento del sistema immunitario,  il quale non riesce più a contrastare efficacemente la proliferazione dei batteri nei tessuti parodontali” afferma Amy Rosania, ricercatrice presso il Dipartimento di psicologia del Bates College di Lewiston negli Stati Uniti. I motivi per i quali questo processo si mette in moto possono essere vari: uno studio di Marcenes del 1992, per esempio, ha dimostrato che lo stress dovuto al lavoro può essere associato alla progressione della malattia parodontale, mentre una ricerca di Arowojolu del 2006 ha evidenziato  che gli studenti universitari nel periodo a ridosso degli esami mostrano livelli di infiammazione parodontale più elevati rispetto ai colleghi che non devono affrontare eventi stressanti.

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Se lo stato di stress o di depressione con le sue implicazioni a livello fisiologico e ormonale si prolunga, si creano le condizioni di sviluppo di un’infiammazione cronica. La ricerca di Rosania, pubblicata on-line  e in attesa di pubblicazione, ha sottoposto a visita odontoiatrica e a test psicologici 45 pazienti parodontali. Dall’analisi dei dati  è emerso che lo stato depressivo è direttamente correlato alla perdita di denti, e che lo stress è legato la perdita di attacco clinico indipendentemente dal fatto che il paziente mantenga un buon livello di igiene orale; questo significa, appunto, che lo stato emotivo di per sé influisce sullo sviluppo dell’infiammazione. Ciò non significa, in ogni caso, che il fatto di trascurare l’igiene orale non abbia a sua volta effetti negativi: stress e depressione portano a ridurre l’uso dello spazzolino e questo non può che aumentare il rischio di sviluppare o cronicizzare la malattia parodontale.

“Stress, depression, cortisol and periodontal desease” J Periodontol 2008 [Epub ahead of print]


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D – Il vostro studio è il primo in Italia ad applicare tariffe low-cost prenotabili online. Come si concilia il basso costo con la qualità delle prestazioni?

R – Utilizziamo lo stesso sistema delle compagnie aeree. Il low-cost è applicato solo ad una determinata quantità di prestazioni e la tariffa varia secondo l’anticipo con cui viene effettuata la prenotazione.

D – Quindi chi prima arriva meglio alloggia.

R – Sì. In merito alla qualità, non facciamo nessuna differenza tra una seduta prenotata in promozione e una a tariffa piena. Dedichiamo lo stesso tempo e la stessa cura in entrambi i casi, cercando di assicurare lo stesso alto standard qualitativo.

D – Quali sono i servizi che offrite in promozione?

R – Sostanzialmente i servizi legati alla prevenzione: igiene professionale, e trattamenti per denti sensibili In più, offriamo sedute di estetica: sbiancamento dei denti e filler antietà.

D – Non offrite protesi o impianti a prezzi scontati?

R – Assolutamente no. Laddove si tratta di chirurgia o di protesi su misura, lesinare sul prezzo è una follia perché si va necessariamente a scapito della qualità.

D – Che cosa ne pensa dei “viaggi della salute” nei paesi dell’Est europeo?

R – Non metto in dubbio la preparazione e la qualità del lavoro dei colleghi dell’Est: sono sicuramente in grado di offrire prestazioni eccellenti. Il problema è che praticamente tutti i lavori di una certa entità, tra cui gli impianti o le protesi fisse, hanno bisogno di controlli e messe a punto a breve, media e lunga scadenza. Non è un’opzione: è una necessità. Se ogni appuntamento dal medico richiede un biglietto aereo, si finisce per lasciar perdere, finendo così per compromettere tutto il lavoro. Volendo rispettare i necessari interventi di messa a punto e manutenzione, tutta la terapia finirebbe per costare molto di più che se fosse stata eseguita in Italia. Il mio consiglio, quindi, è di rimanere in patria.

D – Tornando al low-cost: richiedete il pagamento anticipato?

R – Sì, è richiesto il pagamento anticipato tramite carta di credito.

D – Il servizio di prenotazione per le prestazioni low-cost è partito di recente. Sta avendo successo?

R – Più del previsto. Sono soprattutto i giovani professionisti e gli studenti universitari ad approfittarne; a quanto pare il passaparola si sta rapidamente diffondendo.

Come spendere meno dal dentista

Il dentista ha fama di essere il più caro tra i professionisti della salute, e questo è in parte vero. Le ragioni sono diverse e legate agli alti costi di gestione e dei materiali impiegati. Spesso, però, è possibile per il paziente spendere meno. Come?

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1. La prima regola è: prevenire! Tutta la nostra filosofia è incentrata su questo semplice principio: visite regolari e costanti interventi di manutenzione della salute orale mettono il paziente al riparo da brutte sorprese. Dal punto di vista economico è molto più vantaggioso mantenere sotto costante controllo la propria salute orale che correre ai ripari quando sopraggiunge un danno importante. A questo riguardo, ti invitiamo a consultare la sezione inerente i nostri servizi: scopri i pacchetti di prevenzione che abbiamo studiato per te!
2. La seconda regola è: investire sulla qualità! Per il paziente, un’otturazione è un’otturazione. Per il dentista, invece, ci sono molti metodi per eseguire quella che dal paziente viene percepita come una prestazione standard. In questo studio, lavoriamo per aumentare quanto più possibile l’aspettativa di durata nel tempo delle prestazioni effettuate. Seguiamo sempre dei protocolli improntati sull’alta qualità di procedure e materiali. Quanto grava il tutto sul costo finale per il paziente? Da noi… nulla! Applichiamo tariffe del tutto in linea con lo standard di mercato.
3. La terza regola è: sfruttare gli strumenti finanziari! Qualora fossero necessarie terapie costose, è possibile ripartire la spesa tramite opportuni finanziamenti dedicati ai pazienti. A questo riguardo, ti invitiamo a consultare la sezione inerente i nostri servizi.
4. La quarta regola è: approfittare delle promozioni! Al fine di divulgare un corretto stile di vita atto a mantenere la salute orale, abbiamo sempre in corso qualche promozione vantaggiosa. Per maggiori informazioni, visita la pagina promozioni. Inoltre: lo sapevi che se prenoti online puoi risparmiare fino al 50%? Scopri le offerte low-cost!
5. La quinta regola è: utilizzare le convenzioni! Se lavori in un’azienda, è possibile attivare una convenzione gratuita per tutti i dipendenti e i familiari. Per maggiori informazioni, leggi l’articolo “convenzioni aziendali“.

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tutto sulla carie!

A colloquio con il dott. Francesco Rossani
A cura di Debora De Rossi

D – Che cos’è la carie?

R – La carie è un processo distruttivo che colpisce i tessuti duri del dente, causandone la demineralizzazione e la dissoluzione.

D – Da che cosa è causata la carie?

R – Dai batteri, principalmente lo Streptococcus Mutans, lo Streptococcus Sanguis, lo Streptococcus Salivaris, lo Streptococcus Mitis e i Lactobacilli. Questi ultimi, in presenza di saccarosio, ovvero comune zucchero alimentare, producono il glicano: una sostanza fortemente adesiva che permette agli altri batteri di aderire alle superfici dentarie. L’ammasso di batteri e residui alimentari forma una patina invisibile chiamata placca batterica.

D – Tramite quale meccanismo i batteri provocano la carie?

R – I batteri cariogeni si nutrono del saccarosio che ingeriamo. Sono batteri che ricavano energia fermentando: il sottoprodotto della fermentazione è l’acido lattico. L’accumulo di acido lattico fa aumentare l’acidità dell’ambiente orale. Tale acidità è responsabile della demineralizzazione dell’idrossiapatite, ovvero il cristallo di calcio alla base della struttura minerale dei denti. Una volta che la lesione iniziale è creata, i batteri vi si insediano, trovandovi un habitat ideale. A questo punto iniziano a produrre degli enzimi che contribuiscono a distruggere ulteriormente sia la parte minerale sia quella proteica del dente.

D – La carie può arrestarsi spontaneamente?

R – No. A parte rarissimi casi di carie allo stato iniziale che, grazie alla scrupolosa igiene orale, subiscono un arresto, di norma la lesione ha carattere progressivo.

D – Quali possono essere le conseguenze di una carie non curata?

R – La conseguenza più immediata è la distruzione parziale o totale del dente, che  è accompagnata dal dolore quando la lesione si estende alla prossimità della polpa. Quando la carie invade la polpa può determinarne la necrosi; a questo punto l’infezione può propagarsi attraverso i canali delle radici ed interessare l’osso, generandovi ascessi o infezioni a livello generale.

D – Quali sono i metodi per rendersi conto se si hanno delle carie in corso?

R – L’autodiagnosi non funziona: quando ci si rende conto di avere una carie, di solito il dente è già molto danneggiato. Meglio ricorrere ai controlli periodici dal dentista. Il dentista ha a disposizione diversi sistemi per diagnosticare la carie. Primo tra tutti l’esame obiettivo, ovvero la “visita”. Un occhio esperto è in grado di identificare carie anche in zone nascoste e di difficile accesso. Punti ambigui possono essere ispezionati tramite transilluminazione o sonde laser come il DiagnoDent. L’esame strumentale per eccellenza è costituito dalla radiografia endorale digitale.

D – Ci sono persone più predisposte di altre a sviluppare carie?

R – Sì. Un’azione protettiva “naturale” è costituita dalla saliva e dalle sostanze che contiene (IgA, enzimi come amucina, lisozima e perossidasi). La composizione della saliva è determinata geneticamente e non c’è modo di alterarla artificialmente. Spesso, poi, la “predisposizione” è fortemente influenzata dalle abitudini di vita.

D – Ad esempio?

R – L’igiene orale quotidiana è il più importante fattore di controllo della carie. Il secondo è costituito dalle abitudini alimentari. Nei paesi industrializzati, l’elevato consumo di cibi raffinati, di dolci e di bevande gassate si accompagna ad un’elevata incidenza di carie.

D – Quali sono i cibi maggiormente coinvolti nell’origine della carie?

R – Al primo posto troviamo i monosaccaridi, ovvero gli zuccheri semplici: glucosio, fruttosio, ribosio e mannosio. Il fruttosio è lo zucchero che si trova nella frutta, nel miele e in alcuni ortaggi. Poi abbiamo i disaccaridi, ovvero gli zuccheri complessi. Il disaccaride con cui abbiamo maggior dimestichezza è il saccarosio, ovvero lo zucchero da cucina. E’ in assoluto l’alimento più cariogeno, in quanto viene fermentato dai batteri in circa 30 minuti. Al terzo posto abbiamo gli amidi, che sono pericolosi soprattutto per l’elevata adesività in grado di “cementare” i batteri sui denti. Gli amidi sono contenuti nelle patate, nel riso, nella pasta, nel pane e in tutti i cosiddetti “farinacei”. L’amido contenuto nel pane incide in modo irrilevante nella formazione della carie. I cracker, al contrario, sono molto più pericolosi. Un ulteriore fattore alimentare che contribuisce alla genesi della carie è dato dall’acidità. Alcuni alimenti quali agrumi, mele, yogurt, coca cola, succhi di frutta, aceto e tutto ciò che ha un sapore acidulo, hanno un elevato grado di acidità. La loro assunzione aumenta l’acidità del cavo orale e contribuisce alla demineralizzazione dei denti, sommando la propria azione a quella dei batteri.

D – E proteine e grassi?

R – Sia le proteine sia i grassi hanno un effetto protettivo nei confronti della carie.

D – E’ vero che mangiando un’insalata “ci si pulisce la bocca”?

R – Sì. Le fibre in generale stimolano la masticazione e la salivazione, aiutando quindi la detersione delle superfici dentali. Occhio però a non mettere troppo aceto o limone!

D – A quando un vaccino contro la carie?

R – La questione è delicata. I denti si trovano al di fuori dal sistema immunitario circolante, per cui è improprio parlare di vaccino. La ricerca sta sperimentando ceppi batterici modificati geneticamente, che dovrebbero effettuare una “lotta biologica” a danno dei ceppi dannosi. Siamo ancora lontani da applicazioni utilizzabili nella vita quotidiana, per cui per il momento bisogna ricorrere all’unico “vaccino” anticarie riconosciuto: un’accurata igiene orale e un efficace programma di prevenzione concordato con il proprio dentista.

Mal di denti & Co.: i rimedi della nonna

A colloquio con il dott. Francesco Rossani
A cura di Giuseppe Ingrassia

D – E’ vero che lavarsi i denti con il bicarbonato di sodio li sbianca e li mantiene più puliti?

R – Assolutamente no, anzi, è dannoso. I granuli di bicarbonato di sodio per uso domestico hanno un’azione abrasiva nei confronti di denti e gengive, provocando graffi allo smalto e irritazione delle mucose. E’ vero che il bicarbonato può tamponare la temporanea acidità che si instaura dopo i pasti (fattore favorente lo sviluppo della carie), ma andrebbe disciolto in bocca anziché sfregato. I dentifrici contenenti bicarbonato, per contro, non sono dannosi in quanto in essi il bicarbonato è polverizzato molto finemente ed è disperso in una soluzione acquosa.

D – E i chiodi di garofano? E’ vero che è utile masticarne quando duole un dente?

R – Può sembrare strano, ma è un sistema che ha delle basi scientifiche. Funziona solo se il dolore è dato da una pulpite, cioè un’infiammazione della polpa di un dente molto cariato. I chiodi di garofano contengono eugenolo, una sostanza dallo spiccato effetto antisettico e antinfiammatorio. L’eugenolo bidistillato, ottenuto proprio dai chiodi di garofano, fa parte della dotazione di ogni dentista. Come rimedio di emergenza, quindi, masticare un chiodo di garofano sul dente dolente può essere una buona idea.

D – Gli sciacqui con succo di limone e sale sono davvero efficaci contro le afte?

R – Questo rimedio va scartato. Le afte hanno probabilmente un’origine autoimmunitaria e gli unici farmaci che hanno una qualche efficacia sono dei palliativi che alleviano i sintomi in attesa che il disturbo si risolva spontaneamente. Ultimamente sono usciti in commercio dei dischetti adesivi che proteggono la lesione dallo sfregamento e che quindi aiutano efficacemente a sopportare il fastidio. Il succo di limone non solo è del tutto inattivo contro le afte, ma demineralizza la sostanza dentale provocando dei possibili danni. Il sale, poi, rende solo più sgradevole la miscela.

D – Gli sciacqui con acqua e sale servono a qualcosa?

R – A molto poco. L’acqua salata ha un’azione antisettica molto blanda. Avendo però una certa azione astringente,  gli sciacqui possono essere indicati nel periodo di adattamento ad una nuova protesi mobile.

D – E’ utile servirsi di spazzolini da denti con setole naturali?

R – Sono da evitare. Le setole naturali, sia di origine animale (tasso, zibellino), sia di origine vegetale (fibra di riso), hanno le estremità aguzze e taglienti e di conseguenza graffiano le gengive. Le setole sintetiche, al contrario, vengono arrotondate in fase di produzione e quindi hanno un’azione molto più delicata.

D – Una tradizione popolare suggerisce di detergere i denti con foglie di salvia per renderli bianchi. C’è una base scientifica?

R – La salvia officinalis contiene un olio essenziale ricco di canfora, oltre a sali minerali e vitamine B e C. L’olio essenziale di salvia ha un moderato effetto antinfiammatorio, per cui può dare sollievo in caso di gengivite. Lo sfregamento delle foglie sui denti non ha invece alcun potere sbiancante.


D – E’ vero che gli stuzzicadenti sono pericolosi?

R – Lo stuzzicadenti, se male usato, può in effetti essere dannoso. Va evitato per rimuovere i residui di cibo dagli spazi interdentali perché può lesionare la gengiva. Meglio quindi utiilzzare il filo interdentale. L’uso dello stuzzicadenti è consentito in caso di emergenza solo a chi è portatore di ponti e deve provvedere alla liberazione degli spazi sotto gli elementi sospesi. In linea di massima andrebbe utilizzato il cosiddetto scovolino**, ma lo stuzzicadenti può essere utile a chi ne fosse sprovvisto.

D – Un’ultima raccomandazione?

R – Evitate il fai-da-te. Ricordatevi inoltre che “naturale” non è sinonimo di “innocuo”; molte sostanze “naturali”, se male impiegate, possono provocare danni piuttosto seri. Nel dubbio, meglio chiedere consiglio a persone competenti.

Implantologia: domande e risposte

A colloquio con il dottor Francesco Rossani
a cura di Valeria Abate

Video di un intervento di implantologia con aumento mini-invasivo di osso. A cura del dr. Francesco Rossani

D – Che cos’è un impianto?

R – Un impianto è una vite in titanio che funge da nuova radice in sostituzione di un dente non più presente.

D – Viene quindi inserito nell’osso?

R – Sì, viene inserito nell’osso.

D – I denti mancanti non possono essere sostituiti con dei ponti fissi, anziché ricorrere alla chirurgia?

R – Sì, ma ciò comporta diversi svantaggi. Innanzi tutto, non sempre sono disponibili denti naturali in numero sufficiente da fare da supporto al ponte. In secondo luogo, per poter eseguire un ponte i denti naturali, anche se sani, devono essere limati e ciò comporta un sacrificio biologico non sempre accettabile.

D – Se l’impianto sostituisce la radice, che cosa sostituisce la corona del dente perso?

R – Una corona in titanio-ceramica, avente l’aspetto e la funzione di un dente naturale, che viene fissata all’impianto sottostante.

D – Gli interventi di implantologia sono dolorosi?

R – No, non lo sono affatto. Vengono eseguiti in anestesia locale e spesso i pazienti si stupiscono di quanto sia indolore non solo l’intervento, ma anche il recupero postoperatorio. Di solito è possibile riprendere le normali attività il giorno stesso, magari evitando attività fisiche impegnative (niente kickboxing!).

D – Quando torna a casa, il paziente che cosa si vede in bocca?

R – Di routine, solo qualche punto di sutura. Gli impianti, infatti, hanno bisogno di un certo periodo, che varia dai 3 ai 6 mesi, per poter essere integrati nell’osso ricevente. Durante il periodo di guarigione, è come se il paziente non avesse mai subito alcun intervento: tolti i punti, la gengiva riprende il suo aspetto originario. In attesa di poter montare la corona protesica, se la zona ha un’importanza estetica, viene applicato un provvisorio rimovibile.

D – Quindi, quando si tratta di montare la corona definitiva, bisogna riaprire la gengiva?

R – Sempre secondo routine, sì. Ma si tratta di un’operazione della durata di qualche minuto, totalmente indolore e che non lascia nessun segno: dopo la riapertura di un opercolo di qualche millimetro quadrato, si avvita sull’impianto una vite chiamata, non a caso, vite di guarigione, che ha lo scopo di far guarire in maniera ottimale i tessuti. Il paziente torna a casa senza dolore e senza sanguinamento.

D – Gli impianti possono dare rigetto?

R – No. Gli impianti sono costruiti integralmente in titanio, un metallo totalmente biocompatibile. La superficie degli impianti è trattata in modo che le cellule dell’osso possano letteralmente crescervi addosso, dando origine alla osteointegrazione, ovvero il saldo legame tra l’osso ricevente e l’impianto artificiale.

D – Se un paziente ha molta fretta, è possibile montare subito delle corone sugli impianti?

R – Sì, ma solo in casi molto selezionati. Lo studio di un caso implantare è un momento delicato che richiede esperienza e precisione; sta al medico stabilire le varie opzioni possibili e concordare il da farsi con il paziente.

D – Tutti i pazienti sono idonei all’intervento?

R – No, ci sono dei requisiti da rispettare. Innanzi tutto deve essere presente osso a sufficienza. Esistono delle tecniche chirurgiche per l’aumento della quantità di osso, ma ci sono dei minimi al di sotto dei quali il rapporto costo/beneficio non è più vantaggioso. Inoltre è importantissima la motivazione del paziente, che deve impegnarsi a non fumare e a mantenere un’igiene scrupolosissima. Un intervento eseguito alla perfezione può fallire in pochi mesi per incuria da parte del paziente. Infine ci sono dei fattori prettamente medici che devono essere presi in considerazione nello studio del caso (diabete, osteoporosi).

D – E’ vero che prima di affrontare l’intervento bisogna sottoporsi a una TAC?

R – Non sempre; alcuni casi possono essere pianificati con una semplice ortopanoramica o con una radiografia endorale digitale. Spesso però il medico richiederà un esame di tipo  Dentascan, che in effetti è un tipo di TAC specifico per la chirurgia orale. Il vantaggio di questo esame è di permettere uno studio tridimensionale dell’anatomia individuale del paziente.

D – Ci sono cose che possono andare storte durante l’intervento?

R – Come ogni atto medico, sono possibili delle complicazioni, che molto raramente sfociano in problemi seri. La complicazione più frequente, sia pure relativamente rara, è il mancato attecchimento dell’impianto per colpa di batteri che si insediano tra metallo e osso. Proprio per evitare questa evenienza l’intervento viene svolto in un allestimento simile a quello di una sala operatoria ospedaliera, dove ogni superficie di lavoro è sterile. Qualora l’impianto fallisse, tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi è sufficiente sostituirlo per ottenere il successo della terapia.