Ben Barnes

Il personaggio

Ben Barnes è un attore inglese nato a Londra nel 1981. In Italia ha raggiunto la celebrità nel ruolo del Principe Caspian, nei film della serie delle “Cronache di Narnia”, e nel ruolo di Dorian Gray nel film omonimo.  E’ stato definito “il Johnny Depp britannico”.

Il sorriso

Ben Barnes ha sicuramente un sorriso espressivo e naturale; tuttavia la sua dentatura rivela qualche imperfezione.

  1. I premolari dell’arcata superiore presentano delle striature orizzontali. In alcuni casi, queste “bande” di colore diverso sono determinate da irregolarità nella mineralizzazione dello smalto in fase di crescita delle gemme dentali oppure all’assunzione di antibiotici a base di tetraciclina in età infantile.
  2. L’incisivo centrale superiore destro presenta una lieve linea obliqua che delimita due aree di colore diverso. Probabilmente questo dente si è spezzato in seguito ad un trauma ed è stato ricostruito con del materiale composito.
  3. Sempre questo elemento è lievemente più sporgente, sul piano frontale, rispetto al controlaterale (overjet). Ciò è particolarmente evidente quando l’attore sorride senza dischiudere il labbro inferiore: il dente, anziché sfiorare leggermente il bordo del labbro, vi si appoggia marcatamente.
  4. I denti del gruppo frontale inferiore presentano un lieve affollamento, ovvero sono accavallati per mancanza di spazio.  In particolare i due incisivi inferiori destri sono rientranti (linguoversi), mentre l’incisivo centrale inferiore sinistro è lievemente sporgente (vestiboloverso).

tutto sulla carie!

A colloquio con il dott. Francesco Rossani
A cura di Debora De Rossi

D – Che cos’è la carie?

R – La carie è un processo distruttivo che colpisce i tessuti duri del dente, causandone la demineralizzazione e la dissoluzione.

D – Da che cosa è causata la carie?

R – Dai batteri, principalmente lo Streptococcus Mutans, lo Streptococcus Sanguis, lo Streptococcus Salivaris, lo Streptococcus Mitis e i Lactobacilli. Questi ultimi, in presenza di saccarosio, ovvero comune zucchero alimentare, producono il glicano: una sostanza fortemente adesiva che permette agli altri batteri di aderire alle superfici dentarie. L’ammasso di batteri e residui alimentari forma una patina invisibile chiamata placca batterica.

D – Tramite quale meccanismo i batteri provocano la carie?

R – I batteri cariogeni si nutrono del saccarosio che ingeriamo. Sono batteri che ricavano energia fermentando: il sottoprodotto della fermentazione è l’acido lattico. L’accumulo di acido lattico fa aumentare l’acidità dell’ambiente orale. Tale acidità è responsabile della demineralizzazione dell’idrossiapatite, ovvero il cristallo di calcio alla base della struttura minerale dei denti. Una volta che la lesione iniziale è creata, i batteri vi si insediano, trovandovi un habitat ideale. A questo punto iniziano a produrre degli enzimi che contribuiscono a distruggere ulteriormente sia la parte minerale sia quella proteica del dente.

D – La carie può arrestarsi spontaneamente?

R – No. A parte rarissimi casi di carie allo stato iniziale che, grazie alla scrupolosa igiene orale, subiscono un arresto, di norma la lesione ha carattere progressivo.

D – Quali possono essere le conseguenze di una carie non curata?

R – La conseguenza più immediata è la distruzione parziale o totale del dente, che  è accompagnata dal dolore quando la lesione si estende alla prossimità della polpa. Quando la carie invade la polpa può determinarne la necrosi; a questo punto l’infezione può propagarsi attraverso i canali delle radici ed interessare l’osso, generandovi ascessi o infezioni a livello generale.

D – Quali sono i metodi per rendersi conto se si hanno delle carie in corso?

R – L’autodiagnosi non funziona: quando ci si rende conto di avere una carie, di solito il dente è già molto danneggiato. Meglio ricorrere ai controlli periodici dal dentista. Il dentista ha a disposizione diversi sistemi per diagnosticare la carie. Primo tra tutti l’esame obiettivo, ovvero la “visita”. Un occhio esperto è in grado di identificare carie anche in zone nascoste e di difficile accesso. Punti ambigui possono essere ispezionati tramite transilluminazione o sonde laser come il DiagnoDent. L’esame strumentale per eccellenza è costituito dalla radiografia endorale digitale.

D – Ci sono persone più predisposte di altre a sviluppare carie?

R – Sì. Un’azione protettiva “naturale” è costituita dalla saliva e dalle sostanze che contiene (IgA, enzimi come amucina, lisozima e perossidasi). La composizione della saliva è determinata geneticamente e non c’è modo di alterarla artificialmente. Spesso, poi, la “predisposizione” è fortemente influenzata dalle abitudini di vita.

D – Ad esempio?

R – L’igiene orale quotidiana è il più importante fattore di controllo della carie. Il secondo è costituito dalle abitudini alimentari. Nei paesi industrializzati, l’elevato consumo di cibi raffinati, di dolci e di bevande gassate si accompagna ad un’elevata incidenza di carie.

D – Quali sono i cibi maggiormente coinvolti nell’origine della carie?

R – Al primo posto troviamo i monosaccaridi, ovvero gli zuccheri semplici: glucosio, fruttosio, ribosio e mannosio. Il fruttosio è lo zucchero che si trova nella frutta, nel miele e in alcuni ortaggi. Poi abbiamo i disaccaridi, ovvero gli zuccheri complessi. Il disaccaride con cui abbiamo maggior dimestichezza è il saccarosio, ovvero lo zucchero da cucina. E’ in assoluto l’alimento più cariogeno, in quanto viene fermentato dai batteri in circa 30 minuti. Al terzo posto abbiamo gli amidi, che sono pericolosi soprattutto per l’elevata adesività in grado di “cementare” i batteri sui denti. Gli amidi sono contenuti nelle patate, nel riso, nella pasta, nel pane e in tutti i cosiddetti “farinacei”. L’amido contenuto nel pane incide in modo irrilevante nella formazione della carie. I cracker, al contrario, sono molto più pericolosi. Un ulteriore fattore alimentare che contribuisce alla genesi della carie è dato dall’acidità. Alcuni alimenti quali agrumi, mele, yogurt, coca cola, succhi di frutta, aceto e tutto ciò che ha un sapore acidulo, hanno un elevato grado di acidità. La loro assunzione aumenta l’acidità del cavo orale e contribuisce alla demineralizzazione dei denti, sommando la propria azione a quella dei batteri.

D – E proteine e grassi?

R – Sia le proteine sia i grassi hanno un effetto protettivo nei confronti della carie.

D – E’ vero che mangiando un’insalata “ci si pulisce la bocca”?

R – Sì. Le fibre in generale stimolano la masticazione e la salivazione, aiutando quindi la detersione delle superfici dentali. Occhio però a non mettere troppo aceto o limone!

D – A quando un vaccino contro la carie?

R – La questione è delicata. I denti si trovano al di fuori dal sistema immunitario circolante, per cui è improprio parlare di vaccino. La ricerca sta sperimentando ceppi batterici modificati geneticamente, che dovrebbero effettuare una “lotta biologica” a danno dei ceppi dannosi. Siamo ancora lontani da applicazioni utilizzabili nella vita quotidiana, per cui per il momento bisogna ricorrere all’unico “vaccino” anticarie riconosciuto: un’accurata igiene orale e un efficace programma di prevenzione concordato con il proprio dentista.

Mal di denti & Co.: i rimedi della nonna

A colloquio con il dott. Francesco Rossani
A cura di Giuseppe Ingrassia

D – E’ vero che lavarsi i denti con il bicarbonato di sodio li sbianca e li mantiene più puliti?

R – Assolutamente no, anzi, è dannoso. I granuli di bicarbonato di sodio per uso domestico hanno un’azione abrasiva nei confronti di denti e gengive, provocando graffi allo smalto e irritazione delle mucose. E’ vero che il bicarbonato può tamponare la temporanea acidità che si instaura dopo i pasti (fattore favorente lo sviluppo della carie), ma andrebbe disciolto in bocca anziché sfregato. I dentifrici contenenti bicarbonato, per contro, non sono dannosi in quanto in essi il bicarbonato è polverizzato molto finemente ed è disperso in una soluzione acquosa.

D – E i chiodi di garofano? E’ vero che è utile masticarne quando duole un dente?

R – Può sembrare strano, ma è un sistema che ha delle basi scientifiche. Funziona solo se il dolore è dato da una pulpite, cioè un’infiammazione della polpa di un dente molto cariato. I chiodi di garofano contengono eugenolo, una sostanza dallo spiccato effetto antisettico e antinfiammatorio. L’eugenolo bidistillato, ottenuto proprio dai chiodi di garofano, fa parte della dotazione di ogni dentista. Come rimedio di emergenza, quindi, masticare un chiodo di garofano sul dente dolente può essere una buona idea.

D – Gli sciacqui con succo di limone e sale sono davvero efficaci contro le afte?

R – Questo rimedio va scartato. Le afte hanno probabilmente un’origine autoimmunitaria e gli unici farmaci che hanno una qualche efficacia sono dei palliativi che alleviano i sintomi in attesa che il disturbo si risolva spontaneamente. Ultimamente sono usciti in commercio dei dischetti adesivi che proteggono la lesione dallo sfregamento e che quindi aiutano efficacemente a sopportare il fastidio. Il succo di limone non solo è del tutto inattivo contro le afte, ma demineralizza la sostanza dentale provocando dei possibili danni. Il sale, poi, rende solo più sgradevole la miscela.

D – Gli sciacqui con acqua e sale servono a qualcosa?

R – A molto poco. L’acqua salata ha un’azione antisettica molto blanda. Avendo però una certa azione astringente,  gli sciacqui possono essere indicati nel periodo di adattamento ad una nuova protesi mobile.

D – E’ utile servirsi di spazzolini da denti con setole naturali?

R – Sono da evitare. Le setole naturali, sia di origine animale (tasso, zibellino), sia di origine vegetale (fibra di riso), hanno le estremità aguzze e taglienti e di conseguenza graffiano le gengive. Le setole sintetiche, al contrario, vengono arrotondate in fase di produzione e quindi hanno un’azione molto più delicata.

D – Una tradizione popolare suggerisce di detergere i denti con foglie di salvia per renderli bianchi. C’è una base scientifica?

R – La salvia officinalis contiene un olio essenziale ricco di canfora, oltre a sali minerali e vitamine B e C. L’olio essenziale di salvia ha un moderato effetto antinfiammatorio, per cui può dare sollievo in caso di gengivite. Lo sfregamento delle foglie sui denti non ha invece alcun potere sbiancante.


D – E’ vero che gli stuzzicadenti sono pericolosi?

R – Lo stuzzicadenti, se male usato, può in effetti essere dannoso. Va evitato per rimuovere i residui di cibo dagli spazi interdentali perché può lesionare la gengiva. Meglio quindi utiilzzare il filo interdentale. L’uso dello stuzzicadenti è consentito in caso di emergenza solo a chi è portatore di ponti e deve provvedere alla liberazione degli spazi sotto gli elementi sospesi. In linea di massima andrebbe utilizzato il cosiddetto scovolino**, ma lo stuzzicadenti può essere utile a chi ne fosse sprovvisto.

D – Un’ultima raccomandazione?

R – Evitate il fai-da-te. Ricordatevi inoltre che “naturale” non è sinonimo di “innocuo”; molte sostanze “naturali”, se male impiegate, possono provocare danni piuttosto seri. Nel dubbio, meglio chiedere consiglio a persone competenti.

Sbiancamento dentale: domande e risposte

D – E’ possibile sbiancare efficacemente i denti?

R – Sì, oggi sono disponibili prodotti estremamente efficaci con cui è possibile sbiancare i denti con un effetto molto naturale.

D – Tutti possono sottoporsi al trattamento?

R – No. Tutti i prodotti sbiancanti sono efficaci solo sui denti naturali intatti, cioè che siano sani e privi di otturazioni o corone (“capsule”, N.d.R.). Per valutare l’indicazione di un trattamento sbiancante è indispensabile la valutazione da parte del medico.

D – Che prodotti vengono utilizzati?

R – Tutti gli sbiancanti basano la propria azione sul fenomeno chimico dell’ossidazione. Si tratta quindi di sostanze che liberano ossigeno; l’ossigeno riesce ad attraversare lo smalto dei denti e a distruggere i pigmenti colorati assorbiti nel tempo dalla dentina. E’ importante precisare che il prodotto non è efficace sulle pigmentazioni indotte dal fumo, che sono invece facilmente eliminate dalle procedure di ablazione del tartaro.

Video dimostrativo Metadent White System realizzato con la consulenza del dott. F. Rossani

D – Quali sono i tipi di trattamento disponibili?

R – Trascurando i prodotti da farmacia, che personalmente trovo deludenti, esistono due categorie di prodotti professionali: gli sbiancanti che vengono applicati in studio, sotto controllo medico (i cosiddetti sbiancanti “in office”) e gli sbiancanti per uso domiciliare. Nel primo caso è sufficiente una seduta principale, seguita da un richiamo a distanza di 7-10 giorni, per raggiungere l’effetto desiderato. Nel caso dello sbiancamento domiciliare, alla prima seduta il medico rileva un’impronta sulla base della quale il laboratorio odontotecnico realizzerà una “mascherina” personalizzata in plastica morbida. Il medico consegnerà al paziente un kit contenente il gel sbiancante che dovrà essere applicato quotidianamente nella mascherina e con essa inserito sui denti. La procedura dura complessivamente tre settimane. E’ indicata  per chi desidera una estrema gradualità del risultato.

D – Si tratta di trattamenti dolorosi?

R – No. E’ possibile un lieve aumento della sensibilità al caldo e al freddo in concomitanza con il trattamento, per cui spesso si associa allo sbiancamento una terapia desensibilizzante.

D – Ci sono particolari cautele da osservare?

R – A ridosso del trattamento è bene evitare di assumere le sostanze particolarmente coloranti: caffè, tè, vino rosso, barbabietole rosse, eccetera. Oltre, naturalmente, il fumo di sigaretta!

D – Chi fuma può seguire il trattamento?

R – Sì. Ma il risultato rischia di essere presto offuscato dal progressivo depositarsi di catrame e altre sostanze coloranti sulle superfici dei denti.

D – Quanto dura il risultato?

R – Il risultato viene considerato semipermanente. Non si torna quai mai al colore originario: i denti rimangono sempre più chiari. E’ normale avere un po’ di recidiva nel corso del tempo, per cui si consiglia di effettuare dei richiami ogni tanto. Ad ogni modo, la durata dell’effetto è strettamente legata alle abitudini di vita. Consumare molto caffè e molte bevande acide e fumare sono abitudini destinate a macchiare anzitempo il nostro sorriso.

D – E i prodotti “da farmacia”? Funzionano?

R – I prodotti sbiancanti in libera vendita al pubblico hanno concentrazioni di principio ossidante piuttosto basse per motivi di sicurezza. Per la stessa ragione, i risultati sono modesti e di breve durata.