Bambini dal dentista… Niente paura!

Un tempo il dentista tendeva a trattare adulti e bambini allo stesso modo, senza badare troppo alle enormi differenze psicologiche che separano l’infanzia dall’età adulta.  Per l’adulto,  sottoporsi ad un trattamento (indipendentemente dall’ansia che questo può generare) è una scelta volontaria e consapevole. Per il bambino, invece, qualunque contatto con un medico è di solito un’imposizione da parte dei genitori. Se il bambino associa questa imposizione ad un pericolo (più o meno immaginario), mette in atto comportamenti oppositivi (ad esempio non si vuole sedere, non vuole aprire la bocca,  piange e in generale si oppone con tutte le forze al trattamento), e può persino arrivare a mordere o dimenarsi tanto da rendere necessaria l’interruzione della seduta. Il bambino, insomma, è totalmente disinibito nelle sue manifestazioni istintive e, quando queste hanno luogo, a poco valgono le esortazioni o le minacce. Uno degli elementi che suscitano dibattito è costituito dall’opportunità o meno di far entrare la mamma all’interno dello studio insieme al bambino. Se questa soluzione può apparire al senso comune è la più scontata, la regola che qualunque dentista esperto conosce e invece quell’opposta: il genitore deve rimanere fuori dalla stanza, perché spesso il comportamento del bambino può essere negativamente influenzato dall’accompagnatore, che non è in grado di rassicurarlo psicologicamente.

Innanzitutto occorre avvicinare il bambino al trattamento odontoiatrico in maniera graduale e fare in modo che le prime esperienze con il dentista siano positive. Le prime due o tre visite devono essere prive di qualsiasi dolore, fastidio e di saggio e se possibile devono essere gratificanti e divertenti in modo da trasmettere un messaggio positivo. Se è necessario affrontare il dolore durante una seduta di cura, è fondamentale che tale seduta non sia una delle prime e che la sua durata sia quella minore possibile. La brevità delle visite serve, infatti, ad abituare il piccolo paziente all’ambiente ambulatoriale ed evita lo scatenarsi di reazioni negative incontrollabili. È chiaro che l’approssimarsi progressivo delle sedute più impegnative fastidiose fa sì che si ottenga una certa di sensibilizzazione nei confronti dell’ambiente circostante e del dottore scongiurando così lo scatenarsi di reazioni foniche o disadattati le. Se invece, per assurdo, la prima esperienza con il dottore e violentemente negativa, si crea un condizionamento emotivo negativo del bambino, la cui estinzione non sarà facile in futuro. Quando i bambini sono molto piccoli o intrattabili è spesso necessaria la presenza della mamma durante la visita: anche lei va preparata in modo che sappia come comportarsi per infondere tranquillità. Alla prima visita la mamma si posizionerà in modo visibile dinanzi al bambino seduto alla poltrona e parlerà con il dottore di argomenti positivi e simpatici. Durante la seconda seduta, la mamma assisterà in posizione più defilata, così che il bambino, pur non vedendola direttamente, sappia che è vicina e la senta parlare con il dottore. Nella terza seduta la mamma sarà dietro la poltrona ed il dentista e la sua assistente le faranno frequenti domande di carattere aperto. Solo alla quarta seduta alla mamma, sempre posizionata dietro, verranno poste poche domande di tipo chiuso con risposta è sì o no. In questo modo il bambino si abituerà progressivamente all’assenza della madre.

I principi dell’analisi comportamentale forniscono preziosi consigli su come di instaurare e mantenere il comportamento virtuoso del lavaggio dei denti nei bambini fin dalla più piccola età. Sono due le variabili che regolano il comportamento. La prima è rappresentata dagli stimoli che anticipano e suggeriscono il comportamento stesso e che sono chiamati stimoli antecedenti. Nel caso del lavarsi i denti, i più comuni sono le esortazioni verbali del genitore: andiamo a lavarci i denti o la presenza di uno spazzolino colorato un personaggio dei cartoni animati vicino al lavandino del bagno. Molti genitori, tuttavia, ignorano che tali stimoli antecedenti possono solo evocare un comportamento che è già noto e non hanno il potere di insegnare comportamenti nuovi. L’analisi comportamentale sottolinea che sono gli stimoli conseguenti un certo comportamento che hanno il maggior potere. Dagli stimoli sono detti conseguenze e il loro valore positivo o negativo incide direttamente sull’acquisizione sul mantenimento nel tempo di un comportamento nuovo. Se, ad esempio, vogliamo che nostro figlio si l’ha di denti anche senza continue esortazioni, dovremo far seguire questo comportamento da una conseguenza positiva: vedere un cartone animato, colorare un disegno insieme, fare una partita a carte con la PlayStation insieme a papà, sono tutti esempi di conseguenze positive alle quali accedere una volta terminata l’azione del lavare i denti. L’analisi comportamentale definisce tecnicamente e rinforzo positivo questo incentivo e sottolinea la necessità del suo stretto legame temporale con il comportamento da sostenere: uno stimolo gratificante che deve arrivare immediatamente in tempi davvero brevi dopo il comportamento svolto in maniera corretta. Con questo metodo si può insegnare ai nostri figli qualunque comportamento: da lavarsi i denti, a studiare, a tenere in ordine la camera, a sentirsi gratificati per il loro agire. Esiste una regola empirica denominata 80-20. Su 10 conseguenze date, almeno otto dovrebbero essere di carattere positivo e conseguenti a comportamenti corretti, e al massimo due punizioni per azioni sbagliate.

I bambini e il dentista


I bambini mercitano una vita senza carie e problemi dentali, solo così saranno degli adulti che sorridono alla vita. Il segreto per realizzare questa magia è condensato in un’unica parola: prevenzione.

I bambini devono abituarsi a vedere il dentista come una figura amica, non necessariamente associata a esperienze spiacevoli. In quest’ottica, sono fondamentali tre fattori:

  1. La gradualità. Il bambino deve iniziare il suo rapporto con l’équipe dello studio a piccole dosi, in incontri-gioco durante i quali non vengono svolte manovre prettamente mediche, ma di pura conoscenza. In questa fase si instaura il rapporto di fiducia e simpatia che permetterà, un domani, il sereno svolgersi dell’odontoiatria di routine.
  2. La preparazione dell’équipe medica. Lavorare con i bambini richiede l’applicazione di tecniche efficaci di comunicazione. Il linguaggio deve essere “a misura di bambino”; tecniche di rinforzo positivo, come la mirata distribuzione di piccole ricompense, vengono attentamente utilizzate.
  3. La collaborazione dei genitori. L’interazione dei genitori con l’équipe, di fronte al bambino, deve essere concordata in anticipo per garantire una sinergia di intenti e di comunicazione. La presenza dei genitori durante le sedute deve essere gradualmente decrescente. Organizziamo incontri di preparazione gratuita per i genitori che desiderano approfondire il migliore approccio con il bambino in tema di salute orale. Se desideri partecipare ad un incontro, compila il modulo online.

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Otturazioni dentarie: quanto durano?

Per determinare la reale durata dei diversi tipi di otturazione, alcuni ricercatori britannici hanno riunito la più grande quantità di dati finora utilizzata a questo scopo delle prestazioni erogate dal servizio sanitario nazionale in due regioni della Gran Bretagna: Galles e Inghilterra. I risultati, pubblicati recentemente dal British Dental Journal, forniscono una stima accurata della longevità delle otturazioni, su cui i professionisti possono basare le proprie decisioni. “Dall’analisi della grande quantità di dati disponibile è emerso che le otturazioni in amalgama e realizzate su una singola superficie hanno una durata maggiore rispetto a tutte le altre tipologie: infatti  il 58% di esse  a 10 anni dalla realizzazione non ha ancora bisogno di sostituzione o di ulteriori interventi” spiega Trevor Burke, docente di cure primarie odontoiatriche presso la University of Birmingham School of Dentistry, in Gran Bretagna. “Un buon risultato, però, è ottenuto anche dalle otturazioni in amalgama più ampie, come le mesio-occluso-distali: tra queste, infatti, il 43% ha una tenuta perfetta a 10 anni dalla realizzazione. Tra le otturazioni in cemento vetroionomerico, generalmente utilizzate per le cavità di V classe (le otturazioni al colletto, N.d.R.) , solo il 38% sopravvive a 10 anni mentre una durata intermedia è stata riscontrata per le otturazioni in composito, prevalentemente utilizzate per le cavità di classe II e IV. Poiché questi ultimi tipi di otturazioni non sono eseguiti su grandi cavità in denti posteriori che sopportano carichi maggiori, è lecito pensare che la loro durata sarebbe ancora inferiore nel caso venissero utilizzate dove oggi il sistema sanitario nazionale (britannico) consente di seguire esclusivamente otturazioni in amalgama.

Le otturazioni ancora integre a 10 anni possono naturalmente durare anche più a lungo, ma le stime attuali si fermano qui perché non è semplice seguire un grande numero di persone per un periodo ancora più esteso.” Per dare un’idea dell’ampiezza dei dati da cui nascono queste valutazioni, e da cui deriva anche la loro affidabilità, basti sapere che raccolgono tutte le prestazioni odontoiatriche di 80.000 pazienti adulti tra cui 503.965 otturazioni realizzate in un periodo di 11 anni per il 1991 e il 2001. L’analisi dei dati ha fornito anche informazioni riguardanti direttamente gli odontoiatri, per esempio il fatto che le otturazioni realizzate da professionisti giovani tendono ad essere più longeve rispetto a quelle dei più anziani. “Non è facile trovare una spiegazione a questo dato, ma pensiamo sia logico ritenere che gli odontoiatri che hanno terminato gli studi da poco tempo a disposizione indicazioni strumenti più moderni per intervenire quando necessario nel modo più efficace e realizzare così otturazioni che durano nel lungo periodo” sostiene il docente; “ma tra tutte le considerazioni che si possono ricavare da 11 anni di trattamenti odontoiatrici alla popolazione, crediamo che una delle principali sial il fatto che l’amalgama è ancora oggi il materiale per la cura delle lesioni cariose che maggiormente garantisce una prevedibile e soddisfacente longevità.”

“How long do direct restorations placed within the general dental services in England and Wales survive?” – Br Dent J 2009; 206(1):E2

Stress e malattia parodontale sono collegati?

Il legame tra la malattia parodontale e  stati emozionali negativi come stress e depressione è stato spesso studiato senza riuscire a definire con certezza in quale misura la relazione sia dovuta ai mutamenti fisiologici oppure ai comportamenti che questi stati d’animo portano, come il fatto di trascurare l’igiene orale nei periodi più difficili. Un recente studio statunitense ha evidenzato che gli stati ansiosi e di depressione possono direttamente causare l’infiammazione dell’parodonto. “L’elemento più sorprendente emerso dalla nostra ricerca risiede nel fatto che proprio lo stress e la depressione quotidiani prolungati nel tempo, più che le loro manifestazioni acute, ma di durata limitata, attivano i processi fisiologici che portano all’indebolimento del sistema immunitario,  il quale non riesce più a contrastare efficacemente la proliferazione dei batteri nei tessuti parodontali” afferma Amy Rosania, ricercatrice presso il Dipartimento di psicologia del Bates College di Lewiston negli Stati Uniti. I motivi per i quali questo processo si mette in moto possono essere vari: uno studio di Marcenes del 1992, per esempio, ha dimostrato che lo stress dovuto al lavoro può essere associato alla progressione della malattia parodontale, mentre una ricerca di Arowojolu del 2006 ha evidenziato  che gli studenti universitari nel periodo a ridosso degli esami mostrano livelli di infiammazione parodontale più elevati rispetto ai colleghi che non devono affrontare eventi stressanti.

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Se lo stato di stress o di depressione con le sue implicazioni a livello fisiologico e ormonale si prolunga, si creano le condizioni di sviluppo di un’infiammazione cronica. La ricerca di Rosania, pubblicata on-line  e in attesa di pubblicazione, ha sottoposto a visita odontoiatrica e a test psicologici 45 pazienti parodontali. Dall’analisi dei dati  è emerso che lo stato depressivo è direttamente correlato alla perdita di denti, e che lo stress è legato la perdita di attacco clinico indipendentemente dal fatto che il paziente mantenga un buon livello di igiene orale; questo significa, appunto, che lo stato emotivo di per sé influisce sullo sviluppo dell’infiammazione. Ciò non significa, in ogni caso, che il fatto di trascurare l’igiene orale non abbia a sua volta effetti negativi: stress e depressione portano a ridurre l’uso dello spazzolino e questo non può che aumentare il rischio di sviluppare o cronicizzare la malattia parodontale.

“Stress, depression, cortisol and periodontal desease” J Periodontol 2008 [Epub ahead of print]


risparmiare dal dentista

D – Il vostro studio è il primo in Italia ad applicare tariffe low-cost prenotabili online. Come si concilia il basso costo con la qualità delle prestazioni?

R – Utilizziamo lo stesso sistema delle compagnie aeree. Il low-cost è applicato solo ad una determinata quantità di prestazioni e la tariffa varia secondo l’anticipo con cui viene effettuata la prenotazione.

D – Quindi chi prima arriva meglio alloggia.

R – Sì. In merito alla qualità, non facciamo nessuna differenza tra una seduta prenotata in promozione e una a tariffa piena. Dedichiamo lo stesso tempo e la stessa cura in entrambi i casi, cercando di assicurare lo stesso alto standard qualitativo.

D – Quali sono i servizi che offrite in promozione?

R – Sostanzialmente i servizi legati alla prevenzione: igiene professionale, e trattamenti per denti sensibili In più, offriamo sedute di estetica: sbiancamento dei denti e filler antietà.

D – Non offrite protesi o impianti a prezzi scontati?

R – Assolutamente no. Laddove si tratta di chirurgia o di protesi su misura, lesinare sul prezzo è una follia perché si va necessariamente a scapito della qualità.

D – Che cosa ne pensa dei “viaggi della salute” nei paesi dell’Est europeo?

R – Non metto in dubbio la preparazione e la qualità del lavoro dei colleghi dell’Est: sono sicuramente in grado di offrire prestazioni eccellenti. Il problema è che praticamente tutti i lavori di una certa entità, tra cui gli impianti o le protesi fisse, hanno bisogno di controlli e messe a punto a breve, media e lunga scadenza. Non è un’opzione: è una necessità. Se ogni appuntamento dal medico richiede un biglietto aereo, si finisce per lasciar perdere, finendo così per compromettere tutto il lavoro. Volendo rispettare i necessari interventi di messa a punto e manutenzione, tutta la terapia finirebbe per costare molto di più che se fosse stata eseguita in Italia. Il mio consiglio, quindi, è di rimanere in patria.

D – Tornando al low-cost: richiedete il pagamento anticipato?

R – Sì, è richiesto il pagamento anticipato tramite carta di credito.

D – Il servizio di prenotazione per le prestazioni low-cost è partito di recente. Sta avendo successo?

R – Più del previsto. Sono soprattutto i giovani professionisti e gli studenti universitari ad approfittarne; a quanto pare il passaparola si sta rapidamente diffondendo.

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Pacchetti di prevenzione

La chiave della salute orale, ad ogni età, è rappresentata dalla prevenzione. Ne siamo tutti consapevoli, eppure i ritmi di vita e le altre priorità della vita spesso ci spingono a rimandare l’intervento dell’équipe dentale al momento in cui avremo qualche disturbo.

Giusto?

Sbagliato. Semplicemente perché… non conviene. E’ molto più vantaggioso, sia in termini di salute, sia dal punto di vista economico, mantenere la salute orale sotto costante controllo, tramite interventi di mantenimento poco impegnativi.

Ecco i pacchetti di prevenzione integrati che abbiamo studiato per te:

Per chi fuma, ma vuole mantenere il suo sorriso in forma smagliante. Il programma ha durata annuale e prevede 5 sedute.

Per evitare brutte sorprese. Il programma ha durata annuale e prevede 4 sedute.

Per un sorriso bianco e sano. Il programma prevede 2 sedute.

Per un sorriso bianco, sano e… protetto. Il programma prevede 2 sedute.

Per prevenire l’avanzamento della malattia parodontale. Il programma ha durata annuale e prevede 6 sedute.

Per labbra più definite e una pelle più giovane. Il programma ha durata annuale e prevede 3 sedute.

Per l’igiene e la manutenzione della protesi. Il programma ha durata annuale e prevede 4 sedute.

Per un sorriso sano, bianco e affascinante. Il pacchetto prevede i seguenti trattamenti: ablazione del tartaro, trattamento desensibilizzante, sbiancamento professionale in 1 seduta, ridisegno labbra con impianto di filler a base di acido jaluronico.

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Come spendere meno dal dentista

Il dentista ha fama di essere il più caro tra i professionisti della salute, e questo è in parte vero. Le ragioni sono diverse e legate agli alti costi di gestione e dei materiali impiegati. Spesso, però, è possibile per il paziente spendere meno. Come?

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1. La prima regola è: prevenire! Tutta la nostra filosofia è incentrata su questo semplice principio: visite regolari e costanti interventi di manutenzione della salute orale mettono il paziente al riparo da brutte sorprese. Dal punto di vista economico è molto più vantaggioso mantenere sotto costante controllo la propria salute orale che correre ai ripari quando sopraggiunge un danno importante. A questo riguardo, ti invitiamo a consultare la sezione inerente i nostri servizi: scopri i pacchetti di prevenzione che abbiamo studiato per te!
2. La seconda regola è: investire sulla qualità! Per il paziente, un’otturazione è un’otturazione. Per il dentista, invece, ci sono molti metodi per eseguire quella che dal paziente viene percepita come una prestazione standard. In questo studio, lavoriamo per aumentare quanto più possibile l’aspettativa di durata nel tempo delle prestazioni effettuate. Seguiamo sempre dei protocolli improntati sull’alta qualità di procedure e materiali. Quanto grava il tutto sul costo finale per il paziente? Da noi… nulla! Applichiamo tariffe del tutto in linea con lo standard di mercato.
3. La terza regola è: sfruttare gli strumenti finanziari! Qualora fossero necessarie terapie costose, è possibile ripartire la spesa tramite opportuni finanziamenti dedicati ai pazienti. A questo riguardo, ti invitiamo a consultare la sezione inerente i nostri servizi.
4. La quarta regola è: approfittare delle promozioni! Al fine di divulgare un corretto stile di vita atto a mantenere la salute orale, abbiamo sempre in corso qualche promozione vantaggiosa. Per maggiori informazioni, visita la pagina promozioni. Inoltre: lo sapevi che se prenoti online puoi risparmiare fino al 50%? Scopri le offerte low-cost!
5. La quinta regola è: utilizzare le convenzioni! Se lavori in un’azienda, è possibile attivare una convenzione gratuita per tutti i dipendenti e i familiari. Per maggiori informazioni, leggi l’articolo “convenzioni aziendali“.

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tutto sulla carie!

A colloquio con il dott. Francesco Rossani
A cura di Debora De Rossi

D – Che cos’è la carie?

R – La carie è un processo distruttivo che colpisce i tessuti duri del dente, causandone la demineralizzazione e la dissoluzione.

D – Da che cosa è causata la carie?

R – Dai batteri, principalmente lo Streptococcus Mutans, lo Streptococcus Sanguis, lo Streptococcus Salivaris, lo Streptococcus Mitis e i Lactobacilli. Questi ultimi, in presenza di saccarosio, ovvero comune zucchero alimentare, producono il glicano: una sostanza fortemente adesiva che permette agli altri batteri di aderire alle superfici dentarie. L’ammasso di batteri e residui alimentari forma una patina invisibile chiamata placca batterica.

D – Tramite quale meccanismo i batteri provocano la carie?

R – I batteri cariogeni si nutrono del saccarosio che ingeriamo. Sono batteri che ricavano energia fermentando: il sottoprodotto della fermentazione è l’acido lattico. L’accumulo di acido lattico fa aumentare l’acidità dell’ambiente orale. Tale acidità è responsabile della demineralizzazione dell’idrossiapatite, ovvero il cristallo di calcio alla base della struttura minerale dei denti. Una volta che la lesione iniziale è creata, i batteri vi si insediano, trovandovi un habitat ideale. A questo punto iniziano a produrre degli enzimi che contribuiscono a distruggere ulteriormente sia la parte minerale sia quella proteica del dente.

D – La carie può arrestarsi spontaneamente?

R – No. A parte rarissimi casi di carie allo stato iniziale che, grazie alla scrupolosa igiene orale, subiscono un arresto, di norma la lesione ha carattere progressivo.

D – Quali possono essere le conseguenze di una carie non curata?

R – La conseguenza più immediata è la distruzione parziale o totale del dente, che  è accompagnata dal dolore quando la lesione si estende alla prossimità della polpa. Quando la carie invade la polpa può determinarne la necrosi; a questo punto l’infezione può propagarsi attraverso i canali delle radici ed interessare l’osso, generandovi ascessi o infezioni a livello generale.

D – Quali sono i metodi per rendersi conto se si hanno delle carie in corso?

R – L’autodiagnosi non funziona: quando ci si rende conto di avere una carie, di solito il dente è già molto danneggiato. Meglio ricorrere ai controlli periodici dal dentista. Il dentista ha a disposizione diversi sistemi per diagnosticare la carie. Primo tra tutti l’esame obiettivo, ovvero la “visita”. Un occhio esperto è in grado di identificare carie anche in zone nascoste e di difficile accesso. Punti ambigui possono essere ispezionati tramite transilluminazione o sonde laser come il DiagnoDent. L’esame strumentale per eccellenza è costituito dalla radiografia endorale digitale.

D – Ci sono persone più predisposte di altre a sviluppare carie?

R – Sì. Un’azione protettiva “naturale” è costituita dalla saliva e dalle sostanze che contiene (IgA, enzimi come amucina, lisozima e perossidasi). La composizione della saliva è determinata geneticamente e non c’è modo di alterarla artificialmente. Spesso, poi, la “predisposizione” è fortemente influenzata dalle abitudini di vita.

D – Ad esempio?

R – L’igiene orale quotidiana è il più importante fattore di controllo della carie. Il secondo è costituito dalle abitudini alimentari. Nei paesi industrializzati, l’elevato consumo di cibi raffinati, di dolci e di bevande gassate si accompagna ad un’elevata incidenza di carie.

D – Quali sono i cibi maggiormente coinvolti nell’origine della carie?

R – Al primo posto troviamo i monosaccaridi, ovvero gli zuccheri semplici: glucosio, fruttosio, ribosio e mannosio. Il fruttosio è lo zucchero che si trova nella frutta, nel miele e in alcuni ortaggi. Poi abbiamo i disaccaridi, ovvero gli zuccheri complessi. Il disaccaride con cui abbiamo maggior dimestichezza è il saccarosio, ovvero lo zucchero da cucina. E’ in assoluto l’alimento più cariogeno, in quanto viene fermentato dai batteri in circa 30 minuti. Al terzo posto abbiamo gli amidi, che sono pericolosi soprattutto per l’elevata adesività in grado di “cementare” i batteri sui denti. Gli amidi sono contenuti nelle patate, nel riso, nella pasta, nel pane e in tutti i cosiddetti “farinacei”. L’amido contenuto nel pane incide in modo irrilevante nella formazione della carie. I cracker, al contrario, sono molto più pericolosi. Un ulteriore fattore alimentare che contribuisce alla genesi della carie è dato dall’acidità. Alcuni alimenti quali agrumi, mele, yogurt, coca cola, succhi di frutta, aceto e tutto ciò che ha un sapore acidulo, hanno un elevato grado di acidità. La loro assunzione aumenta l’acidità del cavo orale e contribuisce alla demineralizzazione dei denti, sommando la propria azione a quella dei batteri.

D – E proteine e grassi?

R – Sia le proteine sia i grassi hanno un effetto protettivo nei confronti della carie.

D – E’ vero che mangiando un’insalata “ci si pulisce la bocca”?

R – Sì. Le fibre in generale stimolano la masticazione e la salivazione, aiutando quindi la detersione delle superfici dentali. Occhio però a non mettere troppo aceto o limone!

D – A quando un vaccino contro la carie?

R – La questione è delicata. I denti si trovano al di fuori dal sistema immunitario circolante, per cui è improprio parlare di vaccino. La ricerca sta sperimentando ceppi batterici modificati geneticamente, che dovrebbero effettuare una “lotta biologica” a danno dei ceppi dannosi. Siamo ancora lontani da applicazioni utilizzabili nella vita quotidiana, per cui per il momento bisogna ricorrere all’unico “vaccino” anticarie riconosciuto: un’accurata igiene orale e un efficace programma di prevenzione concordato con il proprio dentista.

Ricostruzioni dentarie e otturazioni

A colloquio con il dottor Francesco Rossani
a cura di Giuseppe Ingrassia

D – Quanti materiali per otturazione esistono?

R – I materiali per otturazione definitiva sono quattro: l’amalgama d’argento, la famiglia dei cosiddetti sistemi vetro-ionomerici, le resine composite  e l’oro.

D – L’oro?

R – Sì, oro puro. In realtà non viene quasi più usato perché è di difficile applicazione, è molto costoso ed è di colore giallo, per cui spesso viene rifiutato dal paziente per motivi estetici. Inoltre si presta solo per le otturazioni di dimensioni medio-piccole. Ma quanto a ermeticità, caratteristiche meccaniche  e durata nel tempo, è insuperabile.

D – L’amalgama d’argento è la cosiddetta “piombatura”?

R – Sì, ma non contiene affatto piombo. Si tratta di una lega di argento, mercurio e piccole quantità di altri metalli. Ha il pregio di essere una lega metallica che, dopo la miscelazione, indurisce a freddo, dando luogo ad un’otturazione dalle ottime caratteristiche meccaniche.

D – Spesso si parla di presunta tossicità di questo materiale. E’ vero che rilascia mercurio nell’organismo e che quindi può essere molto nocivo per la salute?

R – No. La letteratura scientifica internazionale ha dimostrato che questo materiale non è tossico e che la quantità di mercurio rilasciata nell’organismo è del tutto trascurabile. Una scatoletta di tonno contiene più mercurio di quello rilasciato in un anno da quattro otturazioni medie. Inoltre, il mercurio assunto cronicamente per ingestione necessita, per essere assorbito dall’organismo, di sostanze leganti dette carriers, presenti in quantità limitata. Ciò vuol dire che, per bassi dosaggi, non è possibile assorbire più di una determinata quantità giornaliera. Diverso è il caso dei vapori di mercurio, che sono in effetti tossici, e che vengono rilasciati durante la lavorazione dell’amalgama. I soggetti più esposti sono, in questo caso, gli odontoiatri. Per tale motivo il materiale viene manipolato seguendo apposite norme di sicurezza. Ad ogni modo, l’amalgama è stato oggetto di progressivo abbandono da parte delle case produttrici per aumentare il mercato dei più remunerativi materiali compositi.

URGENZA

D – Prima ha menzionato i sistemi vetro-ionomerici: che cosa sono?

R – Sono dei materiali raccomandati soprattutto per le otturazioni dei bambini, in quanto rilasciano fluoro e quidni svolgono anche un’azione preventiva nei confronti della carie. Vengono considerate come otturazioni provvisorie a lungo termine, per cui si tende a non mantenerle a tempo indeterminato nell’adulto.

D – E le resine composite?

R – Le resine composite sono materiali estetici, aventi cioè lo stesso colore dei denti. Sono composti da una resina caricata con particelle ceramiche.

D – In quali casi sono indicate?

R – In tutti i casi in cui vi sia un’importante esigenza estetica. Le resine composite di ultima generazione consentono di ricostruire anche denti soggetti a grandi forze masticatorie, come i molari, a patto che il dente non sia troppo distrutto.

D – Una raccomandazione per chi ha qualche dente già otturato?

R – Sì, quella di mantenere scrupolosamente l’igiene orale. Spesso i pazienti tendono a pensare che i denti otturati siano indistruttibili e che non possano cariarsi di nuovo. non è così. Anche un’otturazione eseguita in maniera impeccabile, se trascurata, corre il rischio di lasciar infiltrare una nuova carie tra sé stessa e il dente. Un accurato mantenimento dell’igiene, e ogni tanto qualche visita di controllo, possono scongiurare parecchi guai.