Come spendere meno dal dentista

Il dentista ha fama di essere il più caro tra i professionisti della salute, e questo è in parte vero. Le ragioni sono diverse e legate agli alti costi di gestione e dei materiali impiegati. Spesso, però, è possibile per il paziente spendere meno. Come?

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1. La prima regola è: prevenire! Tutta la nostra filosofia è incentrata su questo semplice principio: visite regolari e costanti interventi di manutenzione della salute orale mettono il paziente al riparo da brutte sorprese. Dal punto di vista economico è molto più vantaggioso mantenere sotto costante controllo la propria salute orale che correre ai ripari quando sopraggiunge un danno importante. A questo riguardo, ti invitiamo a consultare la sezione inerente i nostri servizi: scopri i pacchetti di prevenzione che abbiamo studiato per te!
2. La seconda regola è: investire sulla qualità! Per il paziente, un’otturazione è un’otturazione. Per il dentista, invece, ci sono molti metodi per eseguire quella che dal paziente viene percepita come una prestazione standard. In questo studio, lavoriamo per aumentare quanto più possibile l’aspettativa di durata nel tempo delle prestazioni effettuate. Seguiamo sempre dei protocolli improntati sull’alta qualità di procedure e materiali. Quanto grava il tutto sul costo finale per il paziente? Da noi… nulla! Applichiamo tariffe del tutto in linea con lo standard di mercato.
3. La terza regola è: sfruttare gli strumenti finanziari! Qualora fossero necessarie terapie costose, è possibile ripartire la spesa tramite opportuni finanziamenti dedicati ai pazienti. A questo riguardo, ti invitiamo a consultare la sezione inerente i nostri servizi.
4. La quarta regola è: approfittare delle promozioni! Al fine di divulgare un corretto stile di vita atto a mantenere la salute orale, abbiamo sempre in corso qualche promozione vantaggiosa. Per maggiori informazioni, visita la pagina promozioni. Inoltre: lo sapevi che se prenoti online puoi risparmiare fino al 50%? Scopri le offerte low-cost!
5. La quinta regola è: utilizzare le convenzioni! Se lavori in un’azienda, è possibile attivare una convenzione gratuita per tutti i dipendenti e i familiari. Per maggiori informazioni, leggi l’articolo “convenzioni aziendali“.

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Mal di denti & Co.: i rimedi della nonna

A colloquio con il dott. Francesco Rossani
A cura di Giuseppe Ingrassia

D – E’ vero che lavarsi i denti con il bicarbonato di sodio li sbianca e li mantiene più puliti?

R – Assolutamente no, anzi, è dannoso. I granuli di bicarbonato di sodio per uso domestico hanno un’azione abrasiva nei confronti di denti e gengive, provocando graffi allo smalto e irritazione delle mucose. E’ vero che il bicarbonato può tamponare la temporanea acidità che si instaura dopo i pasti (fattore favorente lo sviluppo della carie), ma andrebbe disciolto in bocca anziché sfregato. I dentifrici contenenti bicarbonato, per contro, non sono dannosi in quanto in essi il bicarbonato è polverizzato molto finemente ed è disperso in una soluzione acquosa.

D – E i chiodi di garofano? E’ vero che è utile masticarne quando duole un dente?

R – Può sembrare strano, ma è un sistema che ha delle basi scientifiche. Funziona solo se il dolore è dato da una pulpite, cioè un’infiammazione della polpa di un dente molto cariato. I chiodi di garofano contengono eugenolo, una sostanza dallo spiccato effetto antisettico e antinfiammatorio. L’eugenolo bidistillato, ottenuto proprio dai chiodi di garofano, fa parte della dotazione di ogni dentista. Come rimedio di emergenza, quindi, masticare un chiodo di garofano sul dente dolente può essere una buona idea.

D – Gli sciacqui con succo di limone e sale sono davvero efficaci contro le afte?

R – Questo rimedio va scartato. Le afte hanno probabilmente un’origine autoimmunitaria e gli unici farmaci che hanno una qualche efficacia sono dei palliativi che alleviano i sintomi in attesa che il disturbo si risolva spontaneamente. Ultimamente sono usciti in commercio dei dischetti adesivi che proteggono la lesione dallo sfregamento e che quindi aiutano efficacemente a sopportare il fastidio. Il succo di limone non solo è del tutto inattivo contro le afte, ma demineralizza la sostanza dentale provocando dei possibili danni. Il sale, poi, rende solo più sgradevole la miscela.

D – Gli sciacqui con acqua e sale servono a qualcosa?

R – A molto poco. L’acqua salata ha un’azione antisettica molto blanda. Avendo però una certa azione astringente,  gli sciacqui possono essere indicati nel periodo di adattamento ad una nuova protesi mobile.

D – E’ utile servirsi di spazzolini da denti con setole naturali?

R – Sono da evitare. Le setole naturali, sia di origine animale (tasso, zibellino), sia di origine vegetale (fibra di riso), hanno le estremità aguzze e taglienti e di conseguenza graffiano le gengive. Le setole sintetiche, al contrario, vengono arrotondate in fase di produzione e quindi hanno un’azione molto più delicata.

D – Una tradizione popolare suggerisce di detergere i denti con foglie di salvia per renderli bianchi. C’è una base scientifica?

R – La salvia officinalis contiene un olio essenziale ricco di canfora, oltre a sali minerali e vitamine B e C. L’olio essenziale di salvia ha un moderato effetto antinfiammatorio, per cui può dare sollievo in caso di gengivite. Lo sfregamento delle foglie sui denti non ha invece alcun potere sbiancante.


D – E’ vero che gli stuzzicadenti sono pericolosi?

R – Lo stuzzicadenti, se male usato, può in effetti essere dannoso. Va evitato per rimuovere i residui di cibo dagli spazi interdentali perché può lesionare la gengiva. Meglio quindi utiilzzare il filo interdentale. L’uso dello stuzzicadenti è consentito in caso di emergenza solo a chi è portatore di ponti e deve provvedere alla liberazione degli spazi sotto gli elementi sospesi. In linea di massima andrebbe utilizzato il cosiddetto scovolino**, ma lo stuzzicadenti può essere utile a chi ne fosse sprovvisto.

D – Un’ultima raccomandazione?

R – Evitate il fai-da-te. Ricordatevi inoltre che “naturale” non è sinonimo di “innocuo”; molte sostanze “naturali”, se male impiegate, possono provocare danni piuttosto seri. Nel dubbio, meglio chiedere consiglio a persone competenti.

come spazzolare i denti

A colloquio con Monica Belli, igienista dentale
A cura di Fabrizio Loconte

D – Come vanno spazzolati i denti?

R – Occorre spazzolare i denti “dal rosa al bianco” con movimenti in un’unica direzione; lo spazzolino viene posizionato sul confine tra dente e gengiva e con una rotazione del polso manovrato in modo che le setole massaggino le gengive e puliscano la superficie del dente. Questo va fatto all’esterno e all’interno delle arcate dentali. Il secondo consiglio, strettamente legato al primo, è quello di evitare una pressione eccessiva durante l’uso dello spazzolino.

D – Che cosa succede se si spazzolano i denti modo errato?

R – È pratica comune spazzolarsi i denti con movimenti orizzontali, spesso utilizzando molta forza. Questo è sbagliato, prima di tutto perché non garantisce un’igiene efficace, in secondo luogo perchè può recare danni alla gengiva e perfino ai tessuti duri del dente. Nel primo caso, si determina una recessione gengivale che comporta l’esposizione eccessiva del dente. Nel secondo, il colletto del dente (cioè la zona di confine tra dente e gengiva) può presentare graffi e abrasioni arrivando, nei casi più gravi, a progressive perdite di parti del dente.

D – Come orientarsi nella scelta dello spazzolino?

R – Oggi sono disponibili in commercio spazzolini di varie fogge. Gli spazzolini “comuni”, con testina corta (grazie alla quale si possono raggiungere tutte le zone della bocca) e setole medie, sono quelli indicati per l’uso quotidiano. Esistono poi quelli ortodontici, con due file di setole per un’igiene efficiente senza compromettere la stabilità degli attacchi degli apparecchi. Infine gli spazzolini monociuffo: molto utili in caso di sovraffollamento o malposizione dei denti. Sono formati da un unico ciuffo rotondo di setole e risultano efficaci anche per detergere i denti del giudizio, poiché arrivano “più lontano” rispetto ai normali spazzolini. Molto importanti sono gli scovolini interdentali, che servono a pulire le superfici tra dente e dente quando questi non sono a contatto tra loro. Sono composti da due pezzi: un manico e una piccola parte terminale formata da setole, di varia misura e forma, utili anche per l’igiene di manufatti protesici, come i ponti, e gli stessi apparecchi ortodontici.

D – Quando bisogna sotituire lo spazzolino?

R – Quando, guardandolo di fronte, si vede che le setole non sono più dritte, e “sventagliano” all’esterno. In tutti i casi, non si dovrebbe arrivare a tanto: lo spazzolino andrebbe cambiato di norma ogni due mesi, perché lo spazzolamento comporta un deterioramento delle setole e una loro progressiva inefficacia nella rimozione della placca.

D – Quanto è importante il filo interdentale?

R –  Il filo interdentale è un ausilio importante nell’igiene dei denti e, purtroppo, ancora poco considerato dalla maggior parte delle persone. Molti lamentano una sorta di soggezione verso questo strumento, che bisogna solo imparare ad adoperare. Sarebbe più opportuno, almeno all’inizio, evitare il “fai da te” e chiedere al proprio igienista o al dentista quale sia la corretta tecnica di utilizzo. Perché usarlo? Perché consente l’igiene in zone altrimenti non raggiungibili, quali quelle tra dente e dente quando questi sono a contatto: è in questi siti che i batteri, se lasciati indisturbati, proseguono la loro colonizzazione, con accumulo di placca e inizio dell’infiammazione gengivale.

D – Come va usato il filo interdentale?

R – Come già descritto prima, c’è un punto di contatto tra dente e dente, e questo va fatto superare al filo con piccoli movimenti di va e vieni, senza tenderlo o peggio forzarlo verso la gengiva (con il rischio di un passaggio troppo rapido e di un altrettanto rapido “incontro” con la gengiva, spesso causa di lesione della stessa; a questo punto, molte persone abbandonano l’uso del filo). Una volta superato il punto di contatto, si può fare scorrere il filo tra dente e dente, e successivamente , una volta che ci si è abituati ad usarlo, passare ad un più accurato utilizzo sotto il margine gengivale: la manovra è naturale, in quanto la gengiva non è attaccata al dente, ma aderente ad esso e, se si infila delicatamente il filo tra dente e gengiva, esso asporta placca e residui di cibo che lì si trovano anche se ci si è lavati i denti in modo accurato.

D – Gli spazzolini elettrici sono efficaci?

R – Il continuo perfezionamento dei modelli da una parte, e l’avvio di seri studi comparativi dell’efficacia dello spazzolamento manuale rispetto a quello elettrico, rendono questo strumento attualmente affidabile. Gli studi più recenti, infatti, hanno evidenziato non soltanto una buona efficacia per quel che concerne la disgregazione della placca batterica, ma anche e soprattutto una assenza di lesività nei confronti del tessuti gengivali e dello smalto.

D – Come vanno utilizzati gli spazzolini elettrici?

R – Il loro corretto utilizzo è molto importante: non vanno mossi secondo rotazione della mano, come gli spazzolini manuali, bensì appoggiati perpendicolarmente alla superficie del dente, e spostati delicatamente dalla zona del solco gengivale alla sommità del dente stesso.Il resto lo fa la testina dello spazzolino, che lavora compiendo semi-rotazioni e/o movimenti pulsanti. Gli spazzolini più evoluti si bloccano qualora venga esercitata una pressione eccessiva.

D – Come funzionano i colluttori?

R – Sono disponibili colluttori utili solo all’igiene, e altri più terapeutici, con principi attivi, che vengono prescritti in caso di infiammazione gengivale e come trattamento postoperatorio. Il più efficace mezzo antiplacca ad oggi è la clorexidina, presente in commercio in diverse concentrazioni. La clorexidina presenta alcuni effetti collaterali, se utilizzata in modo indiscriminato, tra i quali aumento del tartaro sopragengivale e pigmentazione dei denti: è bene adoperarla dietro prescrizione del dentista o dell’igienista.

D – E i dentifrici?

R – Il dentifricio è una sostanza che si presenta in forma di pasta o gel, il cui compito è quello di facilitare, in sinergia con lo spazzolamento, la rimozione di placca e residui di cibo dai denti. Tutti i dentifrici sono composti da detergenti, aromatizzanti, coloranti, agenti abrasivi: per quanto riguarda quest’ultima voce è bene ricordare che la pasta dentifricia non deve essere troppo abrasiva, deve lisciare la superficie del dente senza però provocare graffi (cosa che a volte avviene in concomitanza con uno spazzolino troppo duro o con una eccessiva pressione mentre ci si lava); inoltre deve avere un buon sapore e non irritare le mucose. Per quanto concerne i detergenti, invece, è importante notare che il sodio lauril solfato, sostanza di comunissimo impiego in molti cosmetici e nei dentifrici al fluoro, inattiva la clorexidina: per fare sciacqui con il colluttorio, è necessario quindi aspettare un po’ di tempo, circa mezz’ora, da quando ci si è lavati i denti.